“Vuoi che andiamo a raccoglierla?” Mt13,28

Il grano e la zizzania. Paolo VI a proposito di questa pagina del Vangelo, diceva che era la più difficile da vivere: accettare cioè, che il male cresca accanto al bene. Credo non si sbagliasse. Tutti facciamo fatica ad accettare che il male, di qualunque natura sia, entri nella nostra vita. Anzi appena lo si intravede all’orizzonte, ecco che corriamo al riparo o se ci è concesso, interveniamo per estirparlo. Diverso invece è la prospettiva della parabola. Intanto il campo di battaglia è il campo del Signore (il “padrone” nella parabola!). Quindi non possiamo mai agire di testa nostra; in secondo luogo, c’è effettivamente il rischio, per dirla con un vecchio proverbio popolare, buttando l’acqua sporca, si butti anche il bambino. Sicuramente l’immagine che più ci richiama al senso di questa parabola, è quella dell’arazzo il cui disegno rimane incomprensibile a colui che lo osserva dalla parte rovesciata; solo chi è in grado di osservarla dalla parte giusta ne capisce il senso. Questo, per quanto ci possa risultare difficile da accettare, è solo Dio. C’è un libro, un racconto che forse ci insegna a capire il Dio provvidenza e il senso finale delle cose: è “Il Signore degli anelli”. Molti lo snobbano perchè lo ritengono un genere fantasy, ma in realtà il racconto è una fiaba. E solo chi ha il coraggio di sognare è in grado di leggerlo. E come tutte le fiabe che si rispettino, ha sempre un aggancio al mondo reale. Ma questo, come del resto la parabola, non tutti possono intenderlo! (Chi volesse approfondire l’argomento consiglio la lettura di Albero e foglia, dello stesso J.R.R. Tolkien, edito da Bompiani)

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