“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”

Sacro Cuore di Gesù, Venerdì 15 giugno 2012

Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto” (Zc12,109. La profezia di Zaccaria trova il suo compimento in Gesù di Nazaret. Il personaggio misterioso intravisto dal profeta trova finalmente un volto preciso nella persona di Gesù Cristo. Attraverso il petto squarciato del Figlio, Dio ci ha aperto il suo cuore. Posare il nostro sguardo su di Lui, significa attingere tutta la novità della sua grazia.  Gesù con tutta la sua storia, la sua vicenda umana, la sua morte e risurrezione, ci rende partecipi della sua stessa vita, che Lui, in quanto vero uomo acquista in pienezza nella sua risurrezione e glorificazione. Di fatto, la risurrezione e la glorificazione di Cristo rappresentano e significano la perfezione in relazione alla natura umana incarnata e sono dunque la nostra pienezza. Ogni volta che veniamo in contatto con l’umanità di Cristo, inevitabilmente veniamo in contatto con la sua divinità. Questo comporta una trasformazione in noi. L’umanità di Cristo è la porta di passaggio per la sua divinità. La vera devozione al Sacro Cuore di Gesù consiste concretamente nell’incarnare l’umanità del Figlio, attraverso quell’atteggiamento filiale, che altro non è che l’obbedienza al Padre che ha il suo culmine sulla croce; luogo in cui però si compie definitivamente la nostra unione trasformante con Gesù stesso. Seguire dunque i passi di Gesù è vivere l’obbedienza al Padre secondo la “nuova umanità” che ci è stata appunto manifestata nel Figlio. Sulla croce, paradossalmente, la morte diventa vita. L’atteggiamento filiale di obbedienza al Padre, sulle orme di Cristo, ci riporta alla nuova umanità rinnovata: il nuovo Adamo, Gesù Cristo. Se vuoi sapere chi sei, se vuoi trovare te stesso, segui Cristo sulla croce. La domanda allora che potrebbe sorgere nei nostri cuori è: cosa c’è dopo la carne crocifissa? la “mia” carne è la materia prima della risurrezione. La mia carne è l’elemento primordiale del Crocifisso. La mia carne trafitta è il luogo dell’incontro con il Cristo trafitto e dunque con la sua Risurrezione. E’ il luogo dove Cristo, nuovo Adamo, comincia a vivere dentro di me. Colui che sperimenta la morte a causa di Cristo sul proprio corpo, ne sperimenta inevitabilmente anche la vita. La mia carne diventa il suo altare, il luogo dove Egli può dire “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. E così poter dire insieme all’apostolo Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal2,20). L’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, diviene così il luogo dell’incontro per eccellenza con Gesù Cristo. Una vera devozione al Sacro Cuore è inevitabilmente un’esistenza eucaristica.

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