“Voi mi cercate non perché avete visto dei segni” Gv6,26

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare” (Gv6,22). Inizia un cammino; il passare all’altra riva sembra quasi denotare un passaggio non solo spaziale, ma anche un salto nella fede per chi si è messo alla sequela di Gesù. Sappiamo che Mosè ha potuto portate il popolo solo sulla soglia della terra promessa. Al di qua del fiume Giordano. Anche il Battista rimane sulla soglia(cfr. Gv1,28: “Questo avvenne al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando”); una soglia non solo teologica: l’uomo non può attraversare i confini di Dio. Si deve fermare. Solo Gesù è la porta d’accesso al Padre, la Vita Eterna. E anche Gesù con questo passare all’altra riva sembra invitare chi si mette alla sua sequela, a compiere una “traversata”, un salto. Il segno porta con se un abiguità che dipende dal cuore dell’uomo, dalla sua capacità ad essere aperto e libero alla rivelazione di Dio. E’ necessario imparare a leggere i segni più in profondità. Solo la rivelazione di Gesù permette una lettura in profondità, a cui però l’uomo deve credere totalmente senza obiezioni. Come il segno del pane, l’Eucaristia, il cibo che rimane per la vita eterna.

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