“Vide due barche accostate alla sponda” Lc5,2

Il modo stupendo di Dio di prendersi cura dell’uomo: la tenerezza. C’é una folla, ressa attorno a Gesù; confusione insomma. Eppure tutto questo non gli impedisce di vedere chi sta ai margini, alla periferia. Vede due barche, attraccate alla sponda; i pescatori sono già scesi a terra e rassettano le reti. Segno evidente di una pesca notturna andata male. Il fatto che stiano lavando le reti la dice lunga sulla loro rassegnazione al fallimento. Eppure nonostante la confusione, si accorge di questo fallimento: vide due barche accostate sulla sponda. Gesù non dice niente di tutto questo; si avvicina e gli coinvolge. Straordinario. Si fa mendicante, bisognoso di aiuto. Chiede in prestito una delle barche per poter parlare alla folla; e intanto facendo scostare la barca un poco da terra, fa prendere una distanza non solo materiale dal fallimento a quei pescatori. Coinvolgendo Simone nella propria attività, lo distacca non solo da terra. Ma c’è di più: Gesù non si rivolge direttamente a Simone; ma mentre parla alle folle, parla anche a lui, che diventa così ascoltatore indiretto della parola di Gesù. E solo dopo gli rivolgerà la parola invitandolo a riprovare. Un tentativo che sarà fatto solo sulla parola di Gesù: sulla tua parola getterò le reti, dirà infatti. Una fiducia che sarà ripagata abbondantemente. Credo sia una lezione di vita bellissima. Quando qualcuno sbaglia, fallisce, i falsi maestri di questo mondo, con la loro superbia, lo umiliano, fanno pesare il fallimento. A volte sembra addirittura che si divertano. Dobbiamo imparare anche noi ad avvicinarci a chi ha sbagliato con delicatezza, ed umiltà, aiutandolo a rialzarsi. A coinvolgere senza umiliare, facendo ritrovare la speranza nella vita a chi la persa. E’ fargli prendere il largo.

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