“Vi ho dato un esempio” Gv13,15

Gesù è alla vigilia della sua morte, ma si ferma. Non ha fretta; si prende tutto il tempo necessario. Con ardente pazienza si intrattiene con i suoi discepoli per compiere un gesto fondamentale: L’Eucaristia. Un gesto che si prolunga per sempre, fino alla fine dei tempi. Un gesto che si concretizza nel lavare i piedi ai discepoli e poi con il dare la propria vita. Lavare i piedi “sporchi” dei discepoli. Piegarsi, inginocchiarsi. E’ un gesto forte. Ora portiamo scarpe comode, ma una volta si vedeva immediatamente il piede di chi aveva di chi ha fatto tanta strada. I piedi consumati di chi ha camminato molto alla ricerca di qualcosa, di qualcuno. I piedi che a volte sono lo specchio più profondo di un cuore che ha cercato la verità più profonda dell’uomo: l’amore vero. Un cuore di chi ha desiderato un amore più grande e a volte, se non spesso, si è dovuto accontentare di pochi miseri spiccioli. E’ forte il gesto di Gesù: si china sui quei piedi, segno del cammino faticoso di ogni uomo. Si china per lavarli, baciarli … Si china sulla ferita profonda dell’uomo per risanarla. E’ Lui il buon samaritano sceso alla ricerca dell’uomo che si è perso. Gesù si china sul cuore di ogni uomo, di ogni donna per amarli. Per amarci. Questo gesto carico di amore, di dolcezza, cha rischia di scandalizzare gli uomini. Lui il maestro, Dio, si umilia. L’uomo non è pronto. E’ un gesto così forte, inaudito, che l’uomo rischia la  paralisi del cuore, dei sentimenti, tanto è spiazzante. Ma l’uomo deve credere all’amore. Vorrei essere uno dei discepoli … per sentire le sua mani che, mentre lavano i piedi, sanano il cuore. Ma il gesto non finisce qui; avrà il suo compimento sulla croce. «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv13,14-15). Questa la mia preghiera e il mio augurio: 

Aprirò le braccia per non chiuderle più. Si, aprirò le braccia. Vedrò il mio sangue baciare la terra, come la rugiada del mattino che si posa sull’erba. Cadrà a terra e nessuno lo raccoglierà. Sarà come l’ombre stesa al sole. E sarà il mio ultimo respiro. Ma quando il sole sorgerà accarezzerà questo mio volto. Non avrò più paura dell’amore che conosce il dolore. Si, aprirò le braccia e tu da questo mio viso raccoglierai il mio più bel sorriso.

Buona Pasqua, e che il Signore vi mostri il suo sorriso. fra’marco

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