“Venite saliamo al monte del Signore” Is 2,3

Lunedì 2dicembre 2012

Il quotidiano si riempie di Dio. Spesso, incastrati nei meccanismi del ritmo giornaliero, siamo incapaci di distinguere i messaggi che Dio, in un modo o in un altro, può mandarci. La parola che la liturgia dell’Avvento ci offre l’opportunità di imparare a riconoscere i suoi segnali. Il vangelo di oggi, innanzitutto ci invito ad avere fede, o meglio a credere che Dio possa operare (come nell’episodio raccontato). Dunque, la possibilità un intervento di Dio nella nostra vita; un intervento inaspettato. Il profeta Isaia vuole invece farci riscoprire un desiderio, quello di incontrare Dio, attraverso l’invito “venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe” (Is 2,3); un invito a intraprendere un cammino, un viaggio, guidati solamente dal desiderio di incontrare a Dio. Un viaggio, che prima ancora di essere un cammino da intraprendere, è un desiderio da riscoprire nel nostro cuore. Un desiderio riconoscibile dalla gioia profonda e permanente che lo accompagna, così come accompagnò, tanto tempo fa, i magi  che inseguendo, guarda caso una stella, arrivarono a incontrare il Signore la notte di Natale. Riscoprire il desiderio presente nel nostro cuore di trovare l’ultima risposta della nostra vita, fidandoci della gioia che Dio ha messo nel nostro cuore; si, avere fede che, se quella gioia è presente in noi, non è un’illusione della nostra mente malata di felicità, come una certa razionalità vorrebbe farci creder, ma piuttosto un fiamma che qualcuno ha acceso nel nostro cuore per guidarci nel deserto dell’anima. Un deserto che, mi sembra, stia diventando sempre più grande a causa di una certa comprensione dell’uomo, finendo per spegnere in lui ogni sogno e desiderio autentico, e riducendolo a prua materialità (con tutte le conseguenza drammatiche che lo accompagnano). Quella gioia, se è autentica, è il più bel messaggio di speranza che possiamo ricevere oggi. Credeteci!

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