Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro (Mt 11,28-30)

Mercoledì 11 dicembre ’13 – II sett. Avvento

Qual è il segreto che si cela dietro le parole di Gesù? Ogni giorno ci alziamo e partiamo alla conquista della grande fatica giornaliera, fino a sera, quando rincasiamo. Fatichiamo, lottiamo con la vita, con le sue contraddizioni, i suoi tradimenti ma anche con le sue gioie e le sue bellezze. La gioia però a volte sembra così lontana. Se accade che abbiamo l’illusione di averla raggiunta, quasi di averla agguantata, immediatamente sembra sfuggirci di mano; abbiamo perfino paura di essere felici, perché questa felicità domani potrebbe non esserci più. Questo ci spaventa paralizzandoci; soprattutto, stanca. Ci appesantisce. L’affannosa ricerca della felicità consuma dentro. Le parole di Gesù ci sembrano una provocazione dai contenuti utopici nella giungla delle varie offerte per una bella vita. Eppure sono vere! Il segreto si nasconde dietro quella che spesso, senza darle il rispetto che merita, chiamiamo preghiera. Nello scambio tra noi e Dio avviene qualcosa di straordinario, meraviglioso; inaspettato. “Pregare è saldare il silenzio delle stelle
con il frastuono dei giorni. Svincolarsi dalle catene del rumore.
É scoprire le nostre musiche sotterranee.
Pregare è aprire un passaggio,
come si apre una chiusa o una diga;
aprire, nella trama dei giorni, 
delle finestre su Dio, 
fino a rendere la nostra vita porosa
alla vita di Dio,
fino a creare una osmosi,
uno scambio, un travaso di vita.
Pregare É indovinare la presenza 
dell’eterno Assente.
E sapersene meravigliare,
e saperla respirare” (E.Ronchi, Dieci cammelli inginocchiati: variazioni sulla preghiera”, San Paolo, 2013, pag. 6). Buona giornata, fra Marco.

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