Va’, tuo figlio vive! (Gv 4,43-54)

Lunedì 31 marzo ’14 – IV sett. T.Q.

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv 20,29). Nel racconto evangelico di oggi, l’incontro con Gesù comincia male: una domanda sbagliata, e il rimprovero conseguente. Un uomo, il cui figlio è gravemente malato, va  a cercare una soluzione disperata, un’ultima spiaggia in un personaggio misterioso, del quale tutto il villaggio parla. Nonostante il rimprovero, Gesù però lo esaudisce. Quest’uomo probabilmente ha una fede fragile, povera, incapace di aprirsi al mistero di questo personaggio del cui ha solo sentito parlare. Può anche essere che il troppo dolore a causa della malattia del figlio, sia, in effetti, incapace di vedere uno spiraglio di speranza; d’altronde a quel tempo non esistevano ospedali, e la medicina era ancora ai primordi.

Gesù lo costringe a fare un passo nella fede; con poche semplici parole gli costringe a fare un balzo enorme: “Va’, tuo figlio vive!”. Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino (v. 50). Quelle stringate parole di Gesù mettono in moto sul suo cuore qualcosa, che gli permette di intraprendere il viaggio più grande e straordinario dell’esistenza umana: il viaggio della fede. I suoi occhi ancora non possono vedere il segno, ma il suo cuore lo spinge a crederlo.

Quest’uomo non ha alcuna certezza se non la parola di Gesù, che per quello che i suoi occhi possono vedere in quel momento altro non è che un uomo. Solamente nel momento in constaterà il segno di persona la sua fede maturerà.

Ci ricorda il Catechismo: “Obbedire (ob-audire”) nella fede è sottomettersi liberamente alla Parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la Verità stessa … La fede è innanzi tutto una adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. In quanto adesione personale a Dio e assenso alla verità da Lui rivelata, la fede cristiana differisce dalla fede in una persona umana. E’ bene e giusto affidarsi completamente a Dio e credere assolutamente a ciò che Egli dice. Sarebbe vano e fallace riporre una simile fede in una creatura … E’ impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano), per entrare così in reciproca comunione” (CdCC, n. 144, 150,154).

La fede, una volta donata, necessita di una nostra collaborazione. Buona giornata, fra Marco.

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