Và e anche tu fa’ lo stesso

Lunedì 7 ottobre ’13 -XXVII sett. T.O

Il buon samaritano - V. Van GoghLeggendo questo lungo e fondamentale brano per la nostra vita non dobbiamo dimenticare la domanda scaturita da tutto questo né la conclusione: “Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” “Và e anche tu fa’ lo stesso”; tutto quello che c’è nel mezzo è la risposta a questa domanda “Cosa devo fare per vivere in me la vita divina? Per avere dentro di me la vita eterna?”.
La risposta è l’amore!
Questo è il comandamento nuovo che non è una legge ma un dono, Dio amore ci dona la possibilità di amare come lo fa Lui.
È questa la cosa più importante, è inutile fare tutto il resto, avere tantissime attività a vantaggio del prossimo, avere tanti doni se non c’è l’amore, che si chiama compassione, tenerezza, speranza della risoluzione di problemi altrui, insomma l’amore con tutte le sue infinite sfumature. S. Giovanni della Croce scrive: “E’ più prezioso al cospetto di Dio e dell’anima, di maggior profitto per la Chiesa un briciolo di Amore puro che tutte le altre opere messe insieme, quantunque sembri che l’anima non faccia niente”.
Il vangelo continua con la parabola del samaritano in cui Gesù spiega chi è il prossimo. Con questa parabola Gesù fa soprattutto il suo annuncio pieno di gioia: prima di voler amare lasciati amare. Lascia che Io mi prenda cura di te, Io sono il tuo samaritano venuto a riprenderti dalla tua caduta!
Condizione fondamentale per mettere in pratica l’unico comandamento dell’amore con duplice valenza (verso Dio e il prossimo) è che ci lasciamo amare, ci lasciamo medicare, guarire, perdonare da Gesù buon samaritano, volto del Padre.
Gesù si identifica in un samaritano cioè in uno straniero, infatti Gesù che accoglie i peccatori e sta con loro “trasgredisce” le regole e, pertanto, è ritenuto straniero dai farisei; Lui accoglie questo rifiuto e si identifica in uno straniero.
La parabola inizia con “Un uomo scendeva da Gerusalemme…”; è il percorso di Adamo che si è allontanato da Dio. Gesù si fa pellegrino per ricercarlo, per ricercarci. I briganti possono essere i nostri stessi doni usati male. “Un sacerdote scendeva …”, anche lui detentore della Legge (nell’ebraismo) si allontana da Dio perché la Legge vissuta freddamente allontana e impedisce di prenderci cura di chi ha sbagliato; così il Levita custode del culto, anche questo vissuto meccanicamente, ci fa andare via da Gerusalemme, da Dio. Un Samaritano, un pagano sale verso Gerusalemme e trova l’uomo, ognuno di noi, viene verso di lui, lo vede, si commuove, fascia le ferite, vi versa dell’olio ( la PdD ) e il vino (lo Spirito Santo), lo carica su di sé, lo conduce alla locanda (simbolo di Gesù stesso che accoglie fuori di Gerusalemme tutti i cacciati via dalla Legge) e si prende cura di lui.
In tutti questi atteggiamenti c’è quel Dio dell’Antico Testamento che “vide la miseria del suo popolo, conobbe i suoi dolori, scese per liberarlo” (Es 3,7). Questo è entrare nel Regno dei Cieli, nella vita stessa di Dio, è avere il suo cuore, la sua gioia, la sua pace.
Anche per noi questo invito di Gesù in questa giornata “Và e anche tu fa’ lo stesso”. Frate Andrea.

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