Uno sguardo a Colui che hanno trafitto

Domenica delle palme, 24 marzo’13

Cattura_di_Cristo_di_CaravaggioEntrare nella scena della Passione del Signore. Inizia oggi la Settimana Santa, il momento più forte di tutto l’anno liturgico. L’evento dal quale tutto ha inizio. siamo invitati a guardare a Colui che hanno trafitto, Gesù. A fermarci, a sostare innanzi al Crocifisso, il Signore. A prendere tempo, una pausa per riflettere sull’opera inaudita di Dio. A contemplare le scene dell’evento pasquale proprio a partire da oggi, come se fosse un unico grande giorno. Si, perché non possiamo considerare la Pasqua sezionando i singoli eventi. Guardare al Crocifisso significa guardare, alzare lo sguardo al grande mistero del Dio Crocifisso: dalla passione fino alla risurrezione. Un evento che non è sufficiente osservare solo con uno sguardo umano. Nei Vangeli spesso  emerge una parola, simile ad una sentenza: “ed era notte” (Gv13,30).  Così come l’interrogatorio di Gesù e il rinnegamento di Pietro si svolgono di notte. Ma questa notte, è una notte particolare. Quando Gesù viene arrestato lui stesso dice: «Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, e la potenza delle tenebre»” (Lc 22.53): un particolare importante. E’ l’ora delle tenebre. C’è una colluttazione tra i discepoli di Gesù e quelli che sono venuti ad arrestarlo. Un discepolo, Pietro (cfr Gv18,10), sguaina una spada e taglia l’orecchio al servo del sommo sacerdote, un certo Malco. Gesù però interviene fermando tutto e sanando l’orecchio del servo. All’inizio del ministero di Gesù, di Satana si dice: “dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (Lc 4,13). Questo è il suo momento. Particolare che viene ribadito dal Signore quando annuncia il rinnegamento di Pietro: “Ecco, Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano” (Lc22,31). Le tenebre sono entrate in azione; ma, se anche hanno ampia libertà d’azione, in tutti e quattro i vangeli, chi domina la scena è sempre e solo Gesù; è lui il vero protagonista, nonostante la sua apparente e disarmante passività. Allora comprendiamo perché quella notte, si può definire come la notte delle notti. Tutte le forze del male si sono scatenate. E’ stata la più terribile delle notti; non perché l’uomo non sia stato capace di macchiarsi di crimini peggiori, come poi ha fatto: pensiamo all’olocausto, tanto per rammentarne uno. E’la più terribile delle notti perché Dio, in Gesù, si è consegnato nelle mani degli uomini ed essi ne hanno fatto ciò che hanno voluto. Penso a Giovanni quando appunta sul suo Vangelo nel momento in cui Giuda esce per andare a vendere il Signore: “Ed era notte”. Per capire bene quegli avvenimenti è importante entrare nel clima notturno del racconto; immedesimarsi nei personaggi, nel loro stato psicologico. Si tratta di portare la nostra immaginazione, il nostro cuore, la nostra mente, in quella stessa notte. La notte è strana. La temperatura si abbassa e il caldo lascia spazio d’improvviso al freddo per via dell’umidità del suolo; il freddo notturno penetra fin dentro le ossa. Si crea così quella strana sensazione di contrasto tra il tepore interno del corpo e il freddo della pelle che risente dell’esterno. Quando Pietro arriva nel cortile è tremendamente confuso. Il risvegliarsi all’improvviso nel Getsemani e quei pochi attimi concitati che hanno seguito, conclusisi con l’arresto di Gesù, devono essere stati per lui come un incubo. Forse non ha avuto nemmeno il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo. Proviamo a pensare allo stato d’animo di uno che viene svegliato all’improvviso e in pochi secondi si scatena l’inferno. La realtà di quanto stava accadendo si scontrava in maniera drammatica con tutta la sua idea di Messia. Questo è evidente anche da alcuni precedenti. Basti pensare al primo annunzio della passione, quando Pietro prende Gesù in disparte e comincia a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai” Mt16,22. La reazione che i discepoli hanno al secondo annuncio della passione riportata da Luca: “«Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini». Ma essi non comprendevano questa frase; per loro restava così misteriosa che non ne comprendevano il senso e avevano paura a rivolgergli domande su tale argomento” Lc9,43b-45. Probabilmente cominciava ad emergere nel suo cuore una certa delusione. E’ difficile accettare questo messia, perché questo messia si scontra con l’immagine che noi abbiamo di lui. Esisteva nei discepoli una difficoltà oggettiva di accogliere un Messia diverso da quello che la mentalità ebraica si aspettava: un liberatore politico, un restauratore della monarchia davidica; un messia coraggioso capace di usare la forza. Qui Pietro si trova esattamente il contrario di quello che ha in mente: dove si aspetta un vincitore, trova un perdente; dove cerca un re, trova un messia che viene condannato come un malfattore. Già nel Getsemani, Gesù si rivela completamente diverso da come, fino a quel momento, si era manifestato: un uomo sicuro, certo di quello che vuole; forte, capace di operare miracoli. Ma nell’Orto degli Ulivi, Gesù appare turbato, spaventato. Impietrito dalla paura secondo l’evangelista Marco. Non è il Gesù di sempre, quello che Pietro è abituato a conoscere. Si dimostra anzi un uomo come tutti gli altri, un uomo intaccato dalla paura. Pietro vede, pian piano, andare in frantumi l’immagine che si è fatto di Gesù. Gesù ora si presenta come l’anti-immagine del Messia, l’esatto contrario di colui che ci si aspetta. Forse dopo l’arresto di Gesù, Pietro comincia ad essere attraversato da alcuni dubbi circa la sua identità: è il Messia che tutti attendono? Una domanda che troverà risposta solamente ai piedi della croce sulle labbra di un pagano, il centurione: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc15,39). Queste difficoltà sono da considerare e da tenere presenti, anche nella nostra vita. Ciò non toglie che, nonostante tutto, Pietro volesse davvero bene a Gesù; questo non va dimenticato. Accade anche a noi di fare i conti con la nostra fragilità. I nostri “si” a Dio sono sinceri, ma vulnerabili poiché la nostra fede non è ancora stata purificata dalla grazia di Dio e dalla vita. Solo allora la fede è matura. Facciamo attenzione anche a giudicare con estrema superficialità, perché un giorno potrebbe capitare anche a noi di sbagliare e di rinnegare il Cristo, per paura, per supponenza. In fondo, l’esperienza di Pietro potrebbe capitare anche ad uno di noi. “Pietro è ciascuno di noi, è l’uomo che per la prima volta viene abbagliato dal fatto inconcepibile della Passione e ne viene colpito nella carne, perché si accorge che si riflette su di lui” (C. M. Martini, I racconti della Passione, Meditazioni, Morcelliana, Brescia, 1994, p.16). E’ paradossale, ma il rinnegamento di Pietro avviene nel tentativo di seguire Gesù; Pietro più di tutti gli altri discepoli ha tentato di farlo. Gli evangelisti sono tutti concordi in questo; ma il suo tentativo è destinato a fallire, perché lo seguiva da lontano. Allora, è bene ricordare che proprio nel momento in cui il discepolo si allontana da Cristo, egli invece conferma in modo particolare la sua amicizia.

“Guarda anche a noi, o Signore Gesù, affinché anche noi riconosciamo i nostri errori, e con devoti pianti distruggiamo la colpa e ci meritiamo il perdono dei peccati. … Canti anche per noi nel Sacrificio eucaristico questo mistico gallo, poiché nelle mie parole ha cantato il gallo di Pietro. Pianga per noi Pietro, il quale seppe felicemente piangere per sé, e rivolga verso di noi il santo volto di Cristo. Si affretti la passione del Signore Gesù, essa che ci liberi ogni giorno dai peccati e ottiene per noi l’effetto del perdono” (Ambrogio, Exameron: Commento ai sei Giorni della Creazione)

Spunti per una riflessione:

  • Quali sono le difficoltà che incontro nel mio cammino di testimonianza? Ci sono delle paure che interferiscono con esso?
  • Sono consapevole dei miei limiti? Oppure anch’io come Pietro presumo delle mie capacità, dei miei doni? Soprattutto riesco a fidarmi di Gesù anche nelle difficoltà?
  • Qual è il mio rapporto con il sacramento della riconciliazione? Riesco ad avvicinarmi ad esso serenamente cercando lo sguardo misericordioso di Gesù, fidandomi della sua parola, oppure mi lascio sopraffare dalla paura di sentirmi in qualche modo giudicato/a dal sacerdote?
  • Nei rapporti fraterni, qual è il mio sguardo per il fratello che mi ha offeso o ferito? Ho mai riflettuto sulla Lettera ad un ministro di San Francesco?

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