Un germoglio (Isaia 11,1-10; Lc 10,21-24)

Martedì 3 dicembre ’13 – I sett. di Avvento

Dovremmo immaginare il tempo di Avvento come un cammino; un cammino verso il santo monte di Dio. Nei giorni scorsi l’invito a mettersi in marcia e la partenza; una partenza faticosa poiché non siamo allenati, per cui subito dopo la slancio iniziale i muscoli dello spirito si stancano. E così la tappa liturgica odierna ci invita a sostare un momento nel mistero di questo Dio che si fa uomo. Lo fa con la splendida visione del profeta Isaia, uno delle grandi figure che ci accompagneranno in questo percorso. Il Profeta improvvisamente guarda avanti, così avanti da far venire una vertigine, tanto le sue parole scendono in profondità nei nostri cuori. Vede un segno fragilissimo: un germoglio. Dio ama i segni fragili! Che cos’è dei germogli innanzi a una foresta? Un albero immenso è stato abbattuto, stroncato; sembra tutto finito; apparentemente sembra non esserci vita. Eppure improvvisamente il profeta scorge in mezzo a quel nulla, un germoglio che diviene il segno che Dio sta lavorando, che Dio non si è dimenticato del suo popolo. Un segno piccolissimo che si apre a una visione immensa: un personaggio misterioso che possiederà la conoscenza di Dio, la giustizia, la saggezza, il governo e soprattutto la vicinanza a Dio. La visone si allarga sempre di più tanto da mostrare un vero e proprio sconvolgimento di ordine cosmico: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso” (Is 11,6-8). No, è troppo per la nostra fede! Il profeta si è spinto oltre, troppo oltre! Allora perché il nostro cuore si è improvvisamente animato, ha sobbalzato al senso di pace che queste parole hanno portato con sé? É la nostra fede che vacilla di fronte ad un segno così fragile! Un germoglio cos’è in confronto alle foreste architettoniche delle strutture delle cattiveria che sembrano dominare la scena di questo mondo? É niente se non hai fede! “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe” (Lc 17,6). Nel Vangelo di oggi Gesù si rivolge ai suoi discepoli, e dunque anche a noi: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono” (Lc 10,23-24). Imparare a guardare in profondità la storia, che è destinata a ripetersi a causa degli errori umani, per saper cogliere i segni della presenza di Dio nella nostra vita. Se le parole del profeta scuotono i nostri cuori, non è solo perché tutti desideriamo un mondo migliore dove regna la pace; è perché quelle parole, che sono Parola di Dio, le stiamo già vivendo dentro di noi: “Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, Signore, Dio degli eserciti” (Ger 15,16). In questa sosta dunque, apri gli occhi del tuo cuore e contempla! Buon cammino, fra Marco.

Non attender che Dio su te discenda

e che ti dica: Sono.

Senso alcuno non ha quel Dio che afferma

l’onnipotenza sua.

Sentilo tu, nel soffio ond’ei ti ha colmo

da che respiri e sei.

Quando, non sai perché, ti avvampa il cuore,

è Lui che in te si esprime.

(R. M. Rilke, Dio)

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>