“Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te”

Sabato 23 febbraio’13

Pensiero aperto. Pregando sulla parola che la Scrittura ci offre oggi, rimango colpito da alcune affermazioni del tipo: “Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce” (Dt 26,17); oppure: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano ...” (Mt 5,44). Non basta fare una bella professione di fede, per essere cristiani; no, non è sufficiente. E’ necessario che sia Dio a diventare il nostro Dio. Paradossale, ma non troppo. Dio diviene realmente  tale nella nostra vita solamente se siamo disposti ad ascoltarlo, a camminare sulle sue vie, ad osservare le sue leggi. Fin tanto che quella voce non diventa realtà nella nostra esistenza, rimaniamo ai margini della fede; certamente una fede fatta di tante cose, belle, ci mancherebbe; ma rimane una fede sterile, insufficiente. Se quel “Ma io vi dico” non s’innalza sopra tutti gli “io” presenti nella nostra vita, come l’unico autorevole “Io” da ascoltare, da fare nostro, rimarremo sempre pagani in fondo al cuore. In questi giorni così carichi di eccitazione per gli avvenimenti accaduti, mi accorgo che c’è sempre più gente che blatera parole, a vuoto, prive di senso e senza alcun rispetto per la dignità umana. Mi colpisce questo sparlare dei mass media, come se fossero divenuti ormai dei padri eterni; come se la loro opinione manipolata, fosse appunto una voce autorevole da ascoltare al pari di quella di Dio. Troppe coscienze ingessate, manipolate o suggestionate da chiunque detenga un potere televisivo o simile. Incredibile: i vari Crozza, Littizzetto, e simili, la fanno da padroni in un paese alla deriva. Io non riesco più a ridere di fronte alle loro battute. Forse non ho più voglia di ridere di fronte a chi occupa uno schermo televisivo; tematiche così vitali gettate in pasto a gente che dubito possa capire il dolore di una donna che ha abortito, o il dramma interiore di un omosessuale che non riesce bene a capire chi egli sia nonostante le continue rassicurazioni della Tv (manipolata dal potere politico di turno per raccattare voti). Si, ma l’importante è ridere, giusto? Oh no? Forse ci siamo dimenticati che il dolore ha una sua dignità. C’è qualcuno a cui interessa il grido di dolore che si innalza dal cuore di tanta gente, massa anonima, ma che davanti a Dio non perde mai la propria dignità? Mi rivolgo a coloro che si professano cristiani: prima di pensare, parlare o altro, assicuratevi che Dio sia realmente Dio nella vostra vita. Sarebbe scorretto professarsi cristiani senza esserlo realmente. Preferisco passare il mio tempo a pregare davanti allo schermo infinito della Bellezza di Dio, o a quello più cupo, scuro o spento di un uomo che piange per il dolore che porta nel cuore. Si Signore, ti prego con le parole che il salmo 118 che la Messa mi suggerisce: Ti loderò con cuore sincero, quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi. Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai.

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