“Tra voi non sarà così” Mt20,26

Mercoledì 25 luglio 2012

Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo.Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti“. SERVIRE. Oggi si è perso il senso del servire cristiano. Semmai ci sono molti servilismi. Perché l’ambizione porta al servilismo. Ci si vende a chiunque per avere un primo posto. Non è così la logica di Gesù. Egli si china sul cuore di ogni uomo, di ogni donna per amarli. Per amarti. Quel gesto così carico di amore, di dolcezza, di salvezza, che rischia addirittura di scandalizzare gli uomini. Lui il Maestro, Dio, si umilia. L’uomo non è pronto. E’ un gesto troppo forte, e l’uomo spiazzato rischia la paralisi dl cuore,dei sentimenti, tanto è spiazzante. Ma l’uomo deve CEDERE ALL’AMORE. Essere suo discepolo è sentire quelle mani che mentre ti lavano i piedi, ti curano il cuore… ma il gesto non finisce qui: avrà il suo compimento sulla croce. Ed io? Sono un sacerdote. Forse alla luce di questo gesto di Gesù, mi rendo conto di non essere sempre all’altezza di questa chiamata. In confessione, sento il battito di molti cuori, il grido di molti cuori. Anch’io sono chiamato a compire un gesto, un gesto che mi impegna per tutta la vita: chinarmi per amare. Anch’io devo prendere, per quello che il Signore mi concede, nella mia carne, le degli altri ferite e baciarle; e poi portarle sulla mia carne e consegnarle a Gesù. Lui le porterà nel suo cuore e nel cuore del Padre. E li saranno amate di amore infinito, eterno. Ecco il sacerdote. Ecco Gesù Cristo. E’ bellissimo; E’ doloroso; E’ drammatico. Si! Ma è amore. E potrò così dire: non sono più io che vivo: ma Cristo vive in me (Gal2,20). La mia carne è la tavola bianca sulla quale il Padre deve dipingere l’amore: il volto del suo Figlio amatissimo. Questa è la vocazione sacerdotale (e francescana). E’ il mio si. Nella mia carne per Cristo. Diventare un altare, dove il sacrificio di Cristo si possa ancora una volta consumare: ecco l’Eucaristia, ecco il sacerdote. La mia carne è un abisso, un oceano d’amore. Solo nei frammenti di vita quotidiana si consuma questo sacrificio. Solo così il discepolo si apre all’Eucaristia; Gesù invita a fare, a compiere gli stessi gesti: “non c’è amore più grande di chi da la propria vita per i propri amici” (Gv15,13). Solo in questo donarsi, si compie la sequela di Cristo. E i piccoli gesti di vita quotidiana ci aprono piano, piano al senso di questo Pane spezzato, che è l’Eucaristia. E l’Eucaristia a sua volta illumina le nostre vite, le nostre azioni, i nostri gesti, il nostro quotidiano. Riempiendolo finalmente di senso, di significato. Ecco perché l’Eucaristia è il segno più grande dell’amore. Una vita che si dona. L’uomo di oggi, forse, non la capisce più l’Eucaristia, perché è troppo centrato su se stesso, troppo ego-centrato. E’ come se avesse smarrito la chiave di interpretazione e di accesso a questo grande mistero d’Amore. Si rimane del tutto impassibili, indifferenti. Querto pane è l’esatto contrario di ciò che è l’uomo. Il pane eucaristico si deve incarnare nella vita dell’uomo, si deve in qualche modo estendere nella quotidianità. Allora l’uomo, il cristiano diventa un ostia vivente. L’uomo celebra finalmente la messa con la propria vita, cioè la sua stessa vita diventa un altare sul quale si consuma il sacrificio eucaristico,  il mistero stesso dell’Eucaristia: cioè la presenza di Cristo Gesù.

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