“Taglialo!” (Lc 13,1-9)

Sabato 26 ottobre’13 – XXIX sett. T.O.

È una pagina di Vangelo molto densa, ci sono molti concetti e tutti importanti. Gesù risponde agli interlocutori, invitando alla conversione. Mentre loro si aspettano giudizi e sentenze, Gesù risponde con l’unica cosa necessaria: convertirsi. Non giudica neppure Pilato, poiché anche quegli zeloti usavano contro Pilato il suo stesso stile: la violenza. Gesù non sposa mai lo stile del mondo, per instaurare il suo regno non usa i criteri mondani di violenza, ricchezza, potenza, neppure una volta accetta questo compromesso ma usa il suo modo: la Misericordia. La parabola, infatti, con cui si conclude il Vangelo di oggi, ci parla di Misericordia e i suoi interlocutori dimostrano di avere la stessa mentalità degli amici di Giobbe: loro vogliono un colpevole, vogliono il giudizio, Gesù risponde che tutti siamo colpevoli e che il giudizio si chiama Misericordia. Loro vanno al particolare di quei personaggi e di quei fatti, Gesù riporta la questione sui suoi interlocutori. La parabola del fico è molto rivelativa della missione di Gesù: il fico che da tre anni non porta frutto è l’uomo che non ha ancora accolto i tre anni di predicazione di Cristo. La giustizia direbbe:  “taglialo”; ma la Misericordia, che è il motore che muove il cuore del Padre e del Figlio, anzi è il loro stesso cuore, dice “aspetta, lascialo (perdonalo), lascia che ci lavori”. Questo è “l’anno di grazia del Signore”, che è ancora in atto oggi, è quest’anno della mia vita, è questa stessa mia vita, è la vita del mondo. Il Figlio, Gesù, sta continuando a lavorare attraverso i suoi strumenti, i suoi ministri, i sacramenti, per portare questo frutto. Il frutto è l’amicizia con il Padre. Il Padre si aggira come nel paradiso terrestre a cercare l’amicizia dell’uomo che non trova. Gesù è come Abramo che davanti allo sterminio della città fece sei proposte a Dio: per sei volte consecutive Abramo chiese a Dio di non sterminare il paese per amore di quei pochi giusti presenti nella città. Gesù si è spinto oltre, facendo la settima proposta: è lui stesso quell’unico giusto che ferma la mano del Padre dallo sterminio. Gesù è anche il nuovo Mosè che prega per il popolo e si rende disposto a far cancellare il proprio nome dal libro della vita … come dice il profeta Isaia: “si è addossato le nostre iniquità … dalle sue piaghe siamo stati guariti“. Frate Andrea.

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