Siete abili… (Mc 7,1-13)

Martedì 11 febbraio ’14 – V sett. T.O.

 Il tema dell’ipocrisia è il filo conduttore della parola evangelica di oggi. I discepoli di Gesù prendono cibo con mani non lavate e per questo impure, indegne, suscitando così manifestazioni di scandalo da parte degli scribi e dei farisei. Gesù non ci sta; la provocazione è troppo grande per non rispondere, per lasciare che l’atteggiamento farisaico, prenda il sopravvento rispetto alla sostanza di quanto sta accadendo.

Sì perché l’ipocrisia non è altro che il tentativo ridicolo di chiedere a Dio di guardare solo la superficie della vita, l’esteriorità della persona, del mio essere e del mio agire, dimenticando che ciò che conta è il cuore, e non la pelle; è la sostanza e non gli accidenti. Ipocrisia è sinonimo di incoerenza tra interiore ed esteriore, tra volontà e azione; è mistificazione della verità, è inganno. Ipocrisia è sostituzione dei comandamenti di Dio con i precetti umani, di una Parola di vita, con povere parole di uomini. Per questo Gesù non ci sta a lasciarsi accusare da chi usa di Dio per trarne profitto, da chi piega la verità per acquisire posizioni di potere.

E non si faccia l’errore di pensare alle ipocrisie altrui, perché anche questa sarebbe una ipocrisia, o forse sarebbe la più grande delle ipocrisie. Ciascuno interroghi se stesso, circa la propria superficialità, le proprie incoerenze, i sotterfugi per dimostrare a se stessi e agli altri ciò che non siamo, per comunicare un’immagine di noi, costruita ad arte, affinché mascheri ciò che realmente sappiamo di essere.

L’invito a fuggire dall’ipocrisia è insomma l’invito ad acquisire quella intelligenza spirituale, che dona di riconoscere nella propria vita la sottile linea rossa del disegno alto di Dio per noi, il quale, nascosto nell’intimo della storia, conduce pazientemente i suoi figli verso la loro meta. Fra Piero.

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