“Si misero a mormorare contro di lui” GV6,41

Domenica 12 agosto 2012

Cosa ci impedisce di credere in Gesù? Il mistero della sua persona ci sovrasta enormemente. Il mormorare dei giudei sottolinea la loro mancanza di fede. Ma inevitabilmente anche la nostra, quando anche noi non capiamo l’agire di Dio. Il nostro modo di ragionare è pur sempre alla maniera umana, e anche noi non riusciamo a superare questo limite, non accentando completamente l’origine divina di Gesù. “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato” La fede è un dono di Dio, non una conquista dei sottili ragionamenti dell’uomo. E’ il Padre che fa conoscere il Figlio. C’è un’azione preveniente del Padre, alla quale è necessario prestare la massima docilità. Nessuno può credere in Gesù senza questa chiamata del Padre. All’uomo viene semmai richiesta l’apertura a questa chiamata. Una docilità interiore senza la quale l’accesso alla sfera divina della persona di Gesù rimane inaccessibile. Per cui chiunque ha udito la voce del Padre (v. 45) è in grado di rispondere con l’obbedienza della fede al mistero della persona del Figlio. E il Figlio, poiché è colui che conosce il Padre, infatti solo colui che viene da Dio ha visto il Padre (v. 46), rivela il Padre stesso. Come ci ricorda il prologo del Vangelo, il Padre che abita una luce inaccessibile, può essere conosciuto solamente tramite la rivelazione del Figlio, e così vuole essere conosciuto. L’azione del Padre e del Figlio sono circolari; tutto passa attraverso il Gesù e tuttavia tutto procede dal Padre e troverà compimento in Lui. Il segreto della fede è dunque questa docilità alla azione preveniente del Padre che apre al mistero della persona di Gesù.

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