“Settanta volte sette” Mt 18,22

Martedì 5 marzo’13

Perdonare, è vero, non è facile, ne tanto meno semplice. Ci vuole coraggio, decisione. La cultura odierna ci ha abituato lentamente con le “americanate“, cioè tutta la produzione cinematografica di massa, a reagire alla violenza con altra violenza. Il buono di turno, l’eroe protagonista principale, se ci fate caso, è spesso un reduce, un ex combattente, che in qualche modo si fa giustizia a modo suo. E noi, è come se avessimo bisogno di un eroe che vinca tutte le ingiustizie della vita, un eroe che schiacci i cattivi di turno o allontani i soprusi di quest’ultimi; si ne abbiamo bisogno per sentirci meglio, in quanto ci permettono di rivivere una specie di vendetta interiore, una rivalsa emotiva, che in qualche modo esorcizzi tutte le ingiustizie con le quali siamo venuti in contatto. Il dramma, però, è che, ignari degli effetti che questa cultura produce, similmente ad un veleno che silenziosamente si instaura nell’organismo umano, siamo sempre meno disposti a perdonare colui o colore che ci hanno offeso. E in effetti non si parla mai di perdono. Basta poco, un niente, che si interrompono amicizie o legami familiari, e per tutta la vita non ci si guarda più in faccia. Come possiamo pretendere che un Dio, il quale, nel momento in cui l’uomo gli si è scagliato contro con disumana violenza, abbia perdonato e giustificato i suoi assassini,  possa poi ascoltare le nostre preghiere o le nostre richieste, se noi stessi non siamo disposti a perdonare chi, a suo tempo ci ha offesi. Siamo troppo distanti da Dio. Troppo orgogliosi per amare e perdonare; troppo avidi di vendetta per poter essere in relazione con il Dio della misericordia. Si, ha ragione Merton quando dice che c’è troppa passione, troppa violenza fisica nel mondo perché gli uomini riflettano a lungo sulla vita interiore e sul suo significato (in Semi di Contemplazione, Garzanti).Non sarà mai possibile entrare in relazione con questo Dio fin tanto che nel nostro cuore coveremo rancori, odio o vendetta. Non è solo una questione di volontà; è, prima di tutto, una questione di fede. Una fede che può scaturire solamente da un incontro reale con Colui che ci perdona. Senza questo incontro difficilmente giungeremo alla pienezza della Pasqua.

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