“Senza misura egli dà lo Spirito” Gv3,34b

Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza” (Gv3,32). L’obbedienza oggi è una virtù poco gradita; è vista come qualcosa che mina la mia libertà. Eppure solo chi sa obbedire è veramente libero. E l’obbedienza a Dio comporta una smisurata libertà perché esse viene donata direttamente da Dio: ed è il dono dello Spirito Santo. E’ proprio quanto san Francesco d’Assisi ci ha insegnato: vivere secondo una regola.Una regola che diviene via di libertà. Personalmente ho sempre cercato un modo concreto di vivere il Vangelo; uno stile di vita nel quale riconoscermi. Per anni c’é stata quasi un’affannosa ricerca e a volte perfino un’inconsapevole ricerca di questa concretezza, poiché il Vangelo è concreto. Finché, attraverso i Frati Cappuccini ho scoperto la via di Francesco. Spesso, e giustamente, si pensa a Francesco come a un uomo libero. Ma con altrettanta facilità ci si dimentica qual è stata la sorgente di questa libertà: Francesco era un uomo che stava alle regole. A dire il vero ne aveva una particolare, tutta sua: la minorità. Potremmo tranquillamente dire che la minorità è la regola delle regole: essere sottomesso a ogni creatura voluta da Dio. E’ la regola che t’insegna la via dell’amore, la fedeltà all’amore. L’antitesi dell’egoismo. Ancora oggi è così attualissima. A chi si barrica dentro il proprio egoismo, il proprio modo di pensare, di vedere, e perfino al proprio modo di credere, Francesco risponde oggi, ancora una volta, con le stupende parole del suo testamento: “Il Signore mi diede dei fratelli, e nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del Santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor papa me la confermò”. Ecco la grande scoperta di Francesco. Accorgersi cioè, di essere circondati da fratelli; fratelli che ti sono donati da Dio in Gesù Cristo. Fratelli che avvertono l’esigenza di voler vivere secondo quell’unica regola di vita che è il Vangelo stesso. Francesco però non si accontenta: questo non è ancora sufficiente. E’ necessario vivere il Vangelo nell’unica forma possibile, cioè immersi in quella grande tradizione vivente che è la Chiesa. E’ il paradosso della libertà. Una Regola come fuga ed evasione dal proprio egoismo. E così ancora dopo ottocento anni, Francesco propone con la sua Regola la via della libertà, una libertà che tanto si radica in profondità è totalizzante; poiché si radica nel cuore. Allora l’uscita dal proprio “io” diviene un esodo alla scoperta del tu, di Dio e dei fratelli. Ed è una risurrezione: ciò che mi sembrava amaro a causa dei peccati, mi fu trasformato in dolcezza di anima e di corpo. Si diviene veramente liberi, perché il cuore viene trasformato dalla grazia di Dio. Questo è quanto ho imparato “giocando” secondo le regole, o meglio secondo la Regola di Francesco, così come me l’hanno insegnata in semplicità i miei fratelli.

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