Seduto, vestito e sano di mente (Mc 5,1-20)

Lunedì 3 febbraio ’14 – IV sett. T.O.

Un uomo vaga tra le rovine di uno splendore di un tempo. Egli stesso è rovina; martoriato da uno spirito immondo, è condannato ad una solitudine spietata. Privato di ogni dignità – il brano parallelo nel Vangelo di Luca, lo descrive addirittura privo di vesti – vaga girando e tormentandosi senza speranza. Un incontro inaspettato sconvolge questo vagare senza pace. Poche battute, e il Più Forte domina la scena. É liberazione. Gli è restituita la sua dignità. L’evangelista marco, sempre molto stringato nel raccontare, si sofferma a descriverlo. Una sottolineatura che vuole richiamare l’attenzione del lettore: “Seduto, vestito e sano di mente” (v.15). Gli è restituita la dignità e la libertà. Perché una libertà senza dignità, non è ancora libertà vera. Nell’antichità, e nella Bibbia, spogliare l’avversario dopo averlo sconfitto, è l’atto più umiliante che si possa infliggere. L’uomo nudo è esposto al ridicolo dei beffeggiatori. Il Signore Gesù nel liberare l’uomo dunque, gli restituisce anche la sua dignità. Questo versetto apparentemente fuori luogo, è forse un richiamo indiretto alla veste bianca del battesimo, e alla nuova dignità la liberazione operata da Cristo restituisce: figli nel Figlio. Figli di un Dio che non si dimentica di noi. Rimangono invece nello sfondo senza un volto preciso, coloro che alla libertà e alla dignità che Dio offre, preferiscono i loro interessi economici, vedendo in tal senso una vera e propria rovina. Ora sono loro che ritornano a vagare tra le rovine della speculazione economica. Un monito questo, mi piacerebbe, per coloro che ancora oggi speculano a discapito della dignità e della libertà di molti, ancora troppi, uomini. Fra Marco.

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