“Secondo le capacità di ciascuno” Mt25,15

Sabato 1 settembre 2012

I talenti. Spesso interpretati erroneamente come le doti naturali, interpretazione dovuto soprattutto a Erasmo da Rotterdam, in realtà sono nettamente distinti da questi proprio all’interno della stessa parabola: secondo le capacità di ciascuno (v.15). I talenti sono doni di Dio fatti al singolo, ma non sono le innate capacità di ciascuno; piuttosto, Colui che li dona, si regola in base alle doti naturali del singolo, e dunque ne fa dono tenendo presente le possibilità che la persona è in grado di sviluppare. Per cui il senso della parabola verte su di un altro aspetto. La parabola lavorando come per contrasto tra la laboriosità dei primi due servi e la passività e inoperosità del terzo, si concentra sul dialogo tra quest’ultimo e il padrone. Un dialogo che porta in evidenza la radice dell’inoperosità: la paura e l’errata concezione del padrone. Concezione e pregiudizio che paralizzano l’agire del servo, incapace di far fruttare secondo le proprie capacità naturali ciò che ha ricevuto. La paura è tale che addirittura nasconde l’unico talento ricevuto; non rischia, non si espone.  Il timore verso questo padrone compromette l’agire stesso del servo, ma non solo: rivela il tipo di rapporto che egli ha con lui. Se invece tra il servo e il padrone esiste piuttosto un rapporto di amore, non può che scaturire il coraggio e il mettersi in gioco in prima persona, rischiando anche qualcosa. Solo chi ama veramente è capace di rischiare per il bene della persona amata. E’ questione di libertà, non solo di generosità. La domanda dunque è: in quale Dio credo? e che cosa sono disposto a rischiare per amore?

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