“Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini” Mt18,3

Martedì 14 agosto 2012

Quando Dio feconda la nostra vita. Il Vangelo di oggi si trova in Matteo nel discorso sulla comunità cristiana. Tutto parte da una domanda: “Chi è il più grande nel Regno dei Cieli?” (v.1). La domanda di chi ambisce ai primi posti, e che nasconde l’ambizione umana del potere, del successo e della fama. Una logica dalla quale difficilmente ci si sottrae, soprattutto quando ci si accorge di poter esercitare un certo potere sugli altri. Finché non ci passi, finché non ti vengono dati dei poteri, pensi essere immune a certi meccanismi; ma come invece sperimenti la forza che puoi esercitare sugli altri, ecco che la vertigine del potere di raggiunge. E’ la tentazione di sempre; la stessa tentazione che anche Gesù ha dovuto affrontare, quando il diavolo l’ha portato su un monte altissimo mostrandogli tutti i regni della terra. Il potere da alla testa! Mi sembra che oggi si è caduti in questa logica disumanizzante in molti ambiti della società. Basta che qualcuno abbia un titolo (spesso solo di carta) che subito si sente padrone della vita degli altri, e anziché servire il prossimo, lo si schiaccia con una sottile perversione che deriva proprio dalla logica ambiziosa del potere: il bisogno di sentirsi potenti. Ma non è così nel Regno dei cieli. E’ proprio il Signore che prendendo come esempio un bambino, rovescia lo logica umana, fissando in questo modo una nuova logica “rivoluzionaria”: nella mentalità biblica il bambino è di per sé umile e senza pretese. Il bambino è docile alle direttive dei genitori, obbediente, e sa che la sua vita dipende dagli altri. Non può contare sulle proprie forze. Gesù pretende dai suoi discepoli una disposizione interiore simile, capace di sottrarsi alla logica del mondo. Ecco perché Egli ribadisce innanzitutto la conversione, cioè il cambiamento di mentalità e l’acquisizione di una nuova che deve essere appunto quella del bambino. Il potere umano, quando non è servizio al prossimo, è pura illusione, oltre che perversione.

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