“Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto” Gv14,7

Conoscere. Spesso ho l’impressione che quando usiamo la parola conoscere riferendola a Dio, la usiamo secondo un contesto socio-culturale che non è sicuramente quello dell’universo biblico. Semmai è quello tipicamente greco (ellenistico), ovviamente sovra-strutturato da quello razionale dell’epoca odierna. Per cui si tratta sempre (per noi) di una conoscenza puramente intellettuale. Che non serve a un gran che! Perché conoscere qualcosa di qualcuno non significa affatto conoscere quel qualcuno. La Bibbia fa riferimento ad una contesto ben preciso, che è il mondo giudaico. Nella lingua ebraica, il verbo conoscere (yada’) ha sempre un accezione concreta, tanto che indica addirittura la conoscenza intima sponsale. Per cui non è tanto una conoscenza di concetti, ma piuttosto esprime una conoscenza esistenziale, pratica ed affettiva, che si realizza attraverso la vita, la comunione, e nell’amore. Nella mentalità biblica, dunque, conoscere qualcosa significa avere un’esperienza concreta di una cosa, e conoscere qualcuno significa entrare in rapporto personale con questa persona. E poiché Dio è amore (1Gv4,16) solo attraverso l’amore che proviene da Lui lo si può conoscere veramente. “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv4,12-16).

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