Rimanete nel mio amore

Giovedì 2 maggio ’13

Il vangelo di oggi è inserito nella prima parte del capitolo quindicesimo del Vangelo di Giovanni, nel quale Gesù si autodefinisce la vite vera. Le sue parole vanno dunque interpretate e comprese a partire dall’intero discorso sulla Vite vera. Non si tratta solo di rimanere nell’amore del Padre tramite l’osservanza esteriore di alcuni comandamenti. Piuttosto si tratterà di rimanere all’interno di una relazione che è la stessa relazione tra il Padre e il Figlio; una relazione che è la vita stessa della Trinità e che, al tempo stesso, diviene fonte di vita per l’uomo, come la linfa della vite lo è per i grappoli. Una relazione che è dunque  alimento necessario per la vita dell’uomo. In un precedente colloquio con i suoi discepoli dopo l’incontro con la samaritana (siamo al capitolo quattro di Giovanni), Gesù si rivolge ad essi con un linguaggio misterioso: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete… Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,33-35). Il compiere la volontà del Padre è una fonte inesauribile di amore e di gioia. Il modo con cui si manifesta l’amore per il Padre di Gesù, è l’obbedienza concreta alla sua volontà. L’obbedienza filiale di Gesù è anche la modalità attraverso la quale egli rivela l’amore del Padre per l’uomo. Al di fuori di questo amore non è comprensibile nessuna obbedienza alla volontà divina. Nello stesso modo in cui il Figlio ha osservato la volontà del Padre, così il discepolo è chiamato a osservare quanto il Figlio ha rivelato e comandato. Senza questa osservanza il discepolo si autoesclude dalla relazione che il Padre al Figlio: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me.Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano» (Gv 15,4-6). Il rimanere in Gesù è dunque più che un’osservanza di alcune norme; è compiere la volontà del Padre, innanzitutto credere nel Figlio e nelle sue parole, parole che sono le parole stesse del Padre: «tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Un osservanza che diviene fonte non solo di vita ma anche di gioia (v11).

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