“Rimanete in me e io in voi” Gv15,4

Lunedì 23 luglio 2012

La resistenza! Ciò che colpisce leggendo i primi versetti del capitolo quindicesimo di Giovanni è la ricorrenza del verbo rimanere. Solo chi “rimane” in Gesù porta frutto. Solo il tralcio chi rimane attaccato alla vigna matura e porta frutto. Perché solo che “rimane” lascia che la stessa linfa che scorre nella vigna, alimenti il tralcio. La linfa è la vita della vigna; è questa stessa linfa è la vita anche del tralcio. Oggi le capacità di resistere, di rimanere, mi sembrano si siano drasticamente ridotte. Sono molte le realtà in cui si sperimenta l’abbandono; pensiamo al matrimonio e alla piaga dei divorzi. Ma è proprio dei figli di Dio di saper rimanere nelle situazioni, nelle difficoltà, proprio come lo ha saputo fare il Figlio di Dio, Gesù. Rimanere non è da tutti; ma è da cristiani impararlo a fare. Troppo spesso si fugge dalle situazioni più critiche. Ma ricordiamoci che proprio Gesù, nel momento più difficile e drammatico della propria vita, è rimasto! Non è sceso cioè dalla croce. Così la sua santissima Madre, Maria è rimasta (stabat) li a fianco a Lui nonostante tutto. E’ rimasta come una bandiera che sventola su di un campo di battaglia, a ricordare a chiunque sarebbe passato, che l’ultima parola appartiene a Dio e a coloro che si fanno sospingere dal vento dello Spirito.

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