“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” Mc 7,6

Martedì 12 febbraio’13

Gesù reagisce duramente contro i farisei e gli scribi; con la loro osservanza esteriore, essi pretendono di assolvere ai comandamenti divini raggirandoli e sostituendoli con norme dettagliatissime. La loro scrupolosità, in realtà, nasconde non solo l’ipocrisia, ma anche la malafede, pur di non perdere ciò a cui sono particolarmente attaccati, come, ad esempio, la ricchezza. Se la religione diviene solamente una ritualità esteriore, l’assolvere al precetto si limita, e alla fine s’identifica, ad un gesto esteriore, privato non solo dell’interiorità, ma anche dell’amore che sta alla base dei ogni comandamento divino. La legge divina è stata, infatti, donata, non per obbligare l’uomo a fare qualcosa, ma per educarlo ed insegnargli l’amore, verso Dio, se stesso e il prossimo. Perdendo di vista l’amore di Dio, che lo ripeto è alla base di ogni comandamento, la legge stessa si svuota e perde tutto il suo significato più autentico, riducendosi a semplice precetto esteriore. Per cui il raggirare i comandamenti divini, creando tutta una serie di normative umane, diviene un modo molto semplice per poter continuare indisturbati a curare i propri affari o interessi. La conseguenza è una totale indifferenza non solo nei confronti di Dio, ma, purtroppo, anche nei confronti del prossimo. Il Vangelo di oggi, è dunque un invito a riscoprire l’interiorità autentica. Un interiorità che parte proprio da considerare la sacralità della persona umana, così come nel racconto di Genesi, proposto dalla liturgia odierna, ci viene ricordato: l’uomo è il vertice di tutta la creazione (Gen 1,20-2,4). Pensare di accontentare Dio in qualche modo, basando un culto solamente in una ritualità esteriore, e trascurando di preoccuparsi di coloro che vivono accanto a noi o intorno a noi, è una religione vana e contraria al Vangelo. Domani inizia la Quaresima; può essere per molti un opportunità per rivedere la propria vita e la propria fede.

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