Quella notte non presero nulla …

Venerdì 5 aprile ’13

Le notti buie della nostra vita. Siamo spesso rassegnati al fallimento, o peggio, alla disperazione, anche quando non abbiamo il coraggio o la forza di ammetterlo. Nonostante ci sforziamo di far finta di niente, come la corrente di fiume che sembra non chiedersi mai il perché del suo andare in una direzione anziché in un’altra, parimenti, anche noi non abbiamo più alcuna convinzione che, almeno per una volta, qualcosa cambierà. Siamo anche noi, dunque, destinati a non prender nulla, esattamente come i discepoli del racconto di oggi. È il mestiere di sempre, la barca di sempre, il lago di sempre; ma sono i pescatori ad essere cambiati. Travolti dagli eventi che hanno attraversato le loro vite come un fulmine a ciel sereno, cogliendoli totalmente impreparati; ma chi, mi domando, avrebbe mai potuto essere pronto? E neppure noi, dopo tanto tempo, per quanto abbiamo nella mente tutto chiaro, siamo pronti, al passaggio del Risorto. Il nostro cuore, esattamente come il cuore di questi uomini, che nonostante la calma piatta della notte, è inquieto. Il cuore inquieto, lo sappiamo bene, non vede, non sente, non ama, e non spera più. È richiuso nella sua inquietudine patologica, e tutto quello che fa, è dannatamente condannato a non concludere nulla per mancanza di convinzione. Si perché, quando il cuore è buio, tutto il mondo intorno a noi è buio, è spento. Si vive senza convinzione. Non si aspetta più niente. Soprattutto non si aspetta Dio. Quasi fosse un déjà vu, un già visto, il Signore si presenta sulle rive dei nostri fallimenti o rassegnazioni; rive che altro non sono che i confini o le soglie dei mondi in cui ci siamo perdutamente rinchiusi. Si presenta con il suo stile di sempre, quello di Dio che si fa mendicante, chiedendo qualcosa di cui non ha assolutamente bisogno, ma di cui vuole avere bisogno per noi. Sta al nostro gioco,non per umiliarci, ma per metterci difronte alla realtà, che senza di Lui, la notte rimane buia. Quelle reti che rimarrebbero vuote, si riempiono non appena la sua parola giunge sulla soglia del nostro cuore. Dopo tanto tempo,ancora non abbiamo capito chi Egli sia. Vogliamo ancora fare da soli; vivere come se lui, il Risorto, non ci fosse. Siamo così tenaci nella nostra solitudine rassegnata, che nemmeno sappiamo più raccogliere la parole di speranza che Egli stesso ci offre. Apri, dunque, Signore le orecchie del nostro cuore, affinché sappiamo ancora una volta gettare le reti della nostra vita dalla parte giusta.

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>