“Quel giorno non mi domanderete più nulla” Gv16,23

Sabato 19 Maggio 2012

Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre” Gv16,28. Il fatto di esserci, mi pone delle domande. Non mi sono creato da solo, non mi sono dato io l’esistenza. Qual è dunque il senso più profondo della mia vita? La semplice constatazione che io ci sono, e questo la dice lunga sul fatto che l’uomo è il solo essere vivente ad avere l’autocoscienza, implica che devo pormi delle domande fondamentali. Domande di senso di tipo: perché esisto? Dove vado e da dove vengo? C’è qualcos’altro oltre la morte? Inutile dire che l’uomo si confronta con la realtà concreta della vita, con dei suoi simili e con i quali è chiamato a condividere la sua esistenza, ma non può che constatare che la sua esistenza è posta, cioè data in una condizione che allo stesso tempo si dimostra drammatica ed enigmatica, apiretica, irrisolvibile, proprio a partire da sé. In altre parole, quanto più l’uomo riflette con sincerità su quello che conosce e sperimenta della propria esistenza, tanto più si accorge di essere una domandaesso stesso, una domanda a cui non può e non sa rispondere. L’esistenza umana rimane carica di mistero. Sono interrogativi che in qualche modo qualificano l’uomo, esprimono la sua identità, gli permettono di auto-comprendersi ed infine, di realizzarsi. Abbiamo bisogno di sapere chi siamo. La realtà ha bisogno di essere interpretata, perché è essa stessa che produce domande, desideri, e manifestando tutto il suo limite, chiede proprio all’uomo d’interpretarla. La realtà della vita, della sofferenza, dell’ingiustizia, mi fa scorgere allo stesso tempo la precarietà dell’esistenza e questo mi rende impotente e fa infrangere molto spesso il mio desiderio di felicità. E’ come se i miei sogni si infrangessero contro un muro all’improvviso. Crollano tutte le mie aspettative. Ecco perché è necessario cercare la risposta. Una risposta a tutte le nostre domande che va cercata con fatica, pazienza e perseveranza.

 Anche se le grandi acque dormono,

che esse siano l’oceano

non possiamo dubitare –

nessun Dio vacillante

accese questa dimora

      per spegnerla –

(E. Dickinson, 1599)

La parole di Gesù hanno senso solo per chi si pone la domanda: “chi sono io?”. E’ il risveglio profondo della coscienza. La voglia di cercare una risposta; la risposta definitiva a tutti gli interrogativi a cui nemmeno la scienza può rispondere; perché la scienza mi può dire come sono fatto, ma non potrà mai dirmi CHI SONO! Sarà come alzarsi da terra ed incominciare ad incamminarsi verso la casa del Padre, proprio come iniziò il viaggio di ritorno per il figlio ancora lontano della parabola (Lc15,20). Un viaggio di ritorno verso la casa di un Padre che non si è mai stancato di aspettarci: “Quando era ancora lontano il padre lo vide…”Lc15,21. Un Padre che ci vide sin dall’eternità.

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