Quando hai avuto fame? (Mt 25,31-46)

Lunedì 10 marzo ’14 – I sett. T.Q.

DSC_0320La presenza di Gesù nel mondo. La parabola del giudizio finale apre a delle possibilità inaspettate e straordinarie. La parabola, infatti, rivela la sua presenza nel momento in cui Egli si identifica con chi è nudo, affamato, forestiero, malato o carcerato. Una presenza legata ad un segno, similmente a quanto avviene nei sacramenti. Una presenza che però si può rivelare scomoda in quanto costringe il discepolo a mettersi in gioco con il suo prossimo. La Legge donata per mezzo di Mosé già rivelava la volontà di Dio che tutti gli uomini fossero solidali gli uni con gli altri.

Sono a dir poco meravigliose le parole del Libro del Levitico: “Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo. Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore … Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo” (Lv 19). Per fare un buon cammino quaresimale sarebbe sufficiente vivere queste poche righe della Bibbia!

Il Signore però si spinge oltre: se con la legge non riusciamo ad aprirci all’amore del prossimo, con la parabola il Signore ci chiede di aprirci alla sua presenza per imparare ad amarlo nel prossimo per insegnarci ad amare chiunque si presenterà alla porta del nostro prossimo. Il Dio che Gesù Cristo ci ha rivelato non è un dio solitario; la Santissima Trinità è relazione allo stato puro: è amore, donazione, condivisione. Per questo il Dio di Gesù Cristo non è un dio triste; e la presenza del Risorto è sempre contraddistinta dalla gioia. Aprirsi al mistero dell’altro con la “a” minuscola è imparare ad aprirsi al mistero dell’Altro con la “A” maiuscola. Il prossimo, chiunque egli sia, è portatore di un mistero; custodisce senza saperlo la vera ricchezza, quella che non può essere scassinata e non arrugginisce. Ecco perché il cristiano autentico vive già nella gioia del Paradiso; egli sta già relazionandosi con la presenza di Dio. Per questo non avrà paura del giudizio finale. Fra Marco.

Link video per approfondire la parabola di Mt 25,31-46:

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