Quale sarà il segno? (Lc 21,5-19)

XXXIII domenica T.O. – 17 novembre ’13

Siamo sempre alla ricerca di segni visibili, che in qualche modo ci assicurino, ci tranquillizzino. Vorremmo sapere, come le persone di cui parla il Vangelo, quale sarà il grande segno per capire che siamo vicini alla fine del mondo. In fondo speriamo di avere il tempo sufficiente per prepararci, per prendere una decisione che in qualche modo stiamo continuando a rimandare: convertirci. Prendiamo tempo, perdiamo tempo. Perché Dio ė scomodo, e ci mette spesso con le spalle al muro, soprattutto in quelle situazioni che non rientrano affatto nella sua volontà. Preferiamo girarci intorno, piuttosto che affrontarle. Eppure se ci pensiamo attentamente, Gesù Cristo ė il vero interlocutore della mia vita, delle domande che la vita stessa ci costringe continuamente a farci; ma non solo, anche dei desideri che ognuno di noi si porta dentro. Noi abbiamo paura di perdere la nostra libertà, e vediamo Dio come un ostacolo. In alcuni momenti Dio ci sembra appunto un’ostacolo troppo ingombrante, che in qualche modo limita la nostra vita, la nostra realizzazione. Eppure San Francesco, che ancora oggi attira così tante persone, ci ha fatto conoscere un Dio diverso. La vita di Francesco d’Assisi ha fatto vedere la desiderabilità dell’incontro con Cristo. Francesco ė, infatti, mosso da un desiderio; anzi direi che c’ė una corrispondenza tra Vangelo e il desiderio del cuore dell’uomo. Il Vangelo è capace di dialogare con le domande presenti nel cuore di ogni uomo. È capace di intercettare quanto di più profondo sia custodito in esso. Francesco scopre un Dio che stupisce; si fa cogliere dallo stupore di questo Dio che si annienta per salvare l’uomo, per dirgli che ogni singolo uomo è amato da Lui. Nello stupore e nel desiderio la nostra libertà non si sente minacciata, non si sente in pericolo. La verità di Dio e la libertà dell’uomo s’incontrano. Nello stupore di Francesco verso questo Dio che si fa uomo, la libertà e la verità dialogano. Francesco si stupisce di fronte alla scoperta sconvolgente che l’Altissimo si fa povero e umile per interloquire con l’uomo, mettendosi letteralmente nelle sue mani, in particolare nell’Eucaristia, e in ultima, nella croce, luogo per eccellenza in cui Dio raggiunge la nostra libertà. Per Francesco il grande segno che aspettavamo ė appunto l’Eucaristia.
Tutta l’umanità trepidi, I’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, I’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre. (Lettera a tutto l’Ordine)

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