Può forse un cieco guidare un altro cieco?

Venerdì 13 settembre’13 – XXIII sett. T.O.

Il Vangelo di oggi è un grande insegnamento su come vivere la fraternità.
Molte volte critichiamo un gruppo, una fraternità, una parrocchia diventando ancora di più operatori di divisione. Invece di dire che le cose non vanno è necessario iniziare a lavorare perché migliorino ed il primo passo per migliorare la fraternità è puntare il dito su me stesso.
Vedere la trave che è nel mio occhio prima di criticare la pagliuzza nell’occhio altrui.
Questo stupendo insegnamento di Gesù è veramente il segreto per essere, come S.Francesco, strumenti di pace.
Il segreto sta proprio qui: puntare il dito su noi stessi! Quando puntiamo il dito sugli altri 3 dita sono puntate su noi stessi (facciamo l’esperimento con la nostra mano, puntando l’indice su un altro 3 dita rimangono puntate su noi stessi), infatti criticando diventiamo odiosi e ci attiriamo, logicamente, gli sguardi di tutti che pretendono, giustamente, che dopo la critica non cadiamo anche noi in quel male denunciato agli altri.
Proviamo invece a fare il contrario.
Puntando il dito indice verso me stesso cioè ritenendomi peccatore e vivendo in umiltà questa consapevolezza divento anche per gli altri invito alla conversione. Francesco non ha voluto cambiare nessuno, solo se stesso! Ed ha riparato la Chiesa!
Allora anche noi concentriamoci su questa autocritica che è umiltà.
Un’autocritica serena e fiduciosa nell’amore di Dio senza riserve e vedremo che anche gli altri si sentiranno spinti a cambiare, sentiranno le tre dita puntate su di loro senza che noi neppure ce ne accorgiamo.
Il più grande apostolo dell’amore di Dio è colui che sa lavorare su se stesso, mettersi in crisi, cercare di pregarci su e vivere umilmente; questa persona a sua insaputa diventa una fortissima voce che guida e invita tutti a cambiare vita. Frate Andrea

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