Perché siano una sola cosa, come noi (Gv 17,11-19)

P7230419Mercoledì 20 maggio ’15 – VII sett. T.P.

Il capitolo diciassette del Vangelo di Giovanni è la grande preghiera sacerdotale di Gesù rivolta al Padre. Non a caso si trova in una posizione precisa e strategica come una cesura, uno spartiacque conferendo unità e continuazione tra due rivelazioni di Gesù; la prima rivelazione cominciata con il ministero pubblico di Gesù a partire dal battesimo nel fiume Giordano fino all’ultima cena con la lavanda dei piedi. La seconda con la rivelazione finale sulla Croce a partire dal capitolo successivo all’interno della grande preghiera. Le tematiche che si intersecano all’interno della grande preghiera sono molto complesse ma conferiscono alla preghiera stessa unità, compattezza e originalità.

Innanzitutto Gesù si rivolge solo ed esclusivamente al Padre; tutta la preghiera è un colloquio intimo e profondo tra il Figlio e il Padre. Lo sguardo e il cuore di Gesù sono completamente orientati al Padre. Quello che Gesù dice, racconta, prega, è tutto posto sotto lo sguardo del Padre. Gesù non si preoccupa solo per se stesso, ma prega anche per i discepoli, del loro futuro, ma anche per quanti crederanno in Gesù grazie alla loro parola e, dunque, per la nascente e futura chiesa.

Al centro della preghiera la profonda comunione che non solo unisce il Figlio e il Padre, ma addirittura invocata ed espressa per discepoli e credenti affinché possano parteciparvi. Ciò che la preghiera esprime è proprio la partecipazione al mistero d’amore, che è la vita stessa di Dio: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (v. 21-23). Si tratta, dunque, di una mutua immanenza tra il Figlio e il Padre, tra il Figlio e il credente, e di conseguenza tra il Padre e il credente ora divenuto figlio per mezzo di Gesù.

Nella preghiera di Gesù emerge tutta la bellezza, la forza la portata e l’amore di Dio per l’uomo. Una preghiera da leggere e meditare con calma e attenzione. Buona giornata, fra Marco

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