“Perché non era avvenuto secondo quanto aveva desiderato” (1Mac 6,1-13)

Sabato 23 novembre ’13 – XXXIII sett. T.O.

Questa mattina prendo spunto dalla prima lettura tratta dal Primo libro dei Maccabei. Una lettura interessante. Si parla di un re che cade in depressione e muore di dispiacere per non esser riuscito a realizzare i suoi progetti e incrementato le proprie ricchezze. Non è una lettura lontana dai giorni nostri. Accade più spesso di quello che possiamo immaginare; quanti cadono in depressione a causa della frustrazione di non essere riusciti ad arricchirsi e realizzare quanto volevano. Succede quando puntiamo tutto sui nostri progetti, ma la loro realizzazione è affidata unicamente alle nostre capacità, perspicacia, e nel caso di re del libro dei Maccabei, alla violenza e al sotterfugio. Quando la nostra realizzazione è vuole esserlo solamente umana, materiale, le conseguenze possono essere drammaticamente. Nel nostro progetto Dio è escluso, messo da parte. La strada che abbiamo di fronte, può perfino aprirsi al male senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Le nostre ambizioni possono essere tali da accecarci completamente. Il limite per quanto ci spaventi fa parte della nostra vita ed è una tentazione del mondo quella di farci credere che non ci sia, di ritenerci onnipotenti, signori e padroni della nostra vita, capaci di tenerla in mano, come un cavaliere con la sua spada, nel momento del pericolo. In verità tutto intorno a noi e dentro di noi ci parla di limite, di confini, di doveri, di necessari, quanto sofferti sacrifici. La nostra fisicità è un limite, poiché non possiamo essere diversi da quello che siamo; il nostro carattere; la nostra storia è un limite: perché ormai irrimediabilmente fissata dietro di noi. Le nostre esperienze fatte e quelle non fatte sono un limite, perché siamo figli di quelle. I nostri genitori sono un limite, poiché prima non c’eravamo; la morte è il grande limite; gli altri sono un limite; il futuro è un limite, perché non sappiamo che cosa ci riserverà. Se guardiamo bene sono più i limiti a caratterizzare la nostra vita che non le possibilità. Eppure questo non è un dramma: non dobbiamo avere paura dei nostri limiti. Paradossalmente è proprio il limite che ci dà percezione di noi stessi, che ci dà percezione di essere un io, un soggetto, e non un inconsistente e vago “tutto”. Il limite che ci dona un identikit, esattamente come il bianco è se stesso accanto al nero, o al verde, o qualsiasi altro colore; o come il suono è se stesso accanto al silenzio; o il giorno accanto alla notte. Il limite dunque è essenziale alla nostra vita; dove combatterlo o evitarlo significa perdere. Accoglierlo significa vivere la propria ineguagliabile vita. Fra Marco.

 

 

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