Passò tutta la notte pregando Dio

Panorama dal Convento dei Cappuccini presso Vietri di Potenza (Pz)

Martedì 10 settembre’13 – XXIII sett. T.O.

Ci troviamo di fronte a questa splendida icona: Gesù che prega tutta la notte. La sua preghiera si pone in un atteggiamento di fedeltà e superamento alla preghiera di Israele. Questa era nel senso più alto del termine un’esperienza di Dio come la Roccia Eterna, la Rupe su cui poggiare, Colui che ci scruta e ci conosce con immenso amore; il Pastore buono che ha cura di noi, che ci ama come comunità e come singoli.
Ma Gesù pone anche la novità dell’esperienza fortissima e sconvolgente di Dio come Padre mio e Padre nostro. Dall’esperienza col Padre Gesù scende dal monte come nuovo Mosè. Il testo di Luca non ci dice che Gesù salì su una montagna, ma sulla montagna per richiamare quella sulla quale Mosè ricevette la Legge.
Gesù nuovo Mosè scende con la Nuova Legge: le Beatitudini che leggeremo domani.
Ma tra la preghiera notturna di Gesù e la proclamazione del frutto della sua esperienza di Dio, le beatitudini, c’è la scelta, la chiamata dei dodici e la nascita della Chiesa. Il giorno della Chiesa nasce dalla notte di Gesù.
Gesù sceglie con infinito amore i dodici; 12 uomini non perfetti, non teologi ma 12 poveri uomini.
Nessun allenatore avrebbe messo in campo questa squadra.
Gesù ha bisogno di gente sprovveduta, che divenga canale del suo amore, che per prima sperimenti l’amore gratuito del Signore.
È importante rilevare che i Vangeli non cancellano dalla lista Giuda ma lo mettono sempre tra i 12.
Questo fatto sottolinea due aspetti: l’irreversibilità della chiamata, Gesù non smette di chiamarci se siamo cattivi, il suo amore continua sempre; la Chiesa è stata zoppicante sin dall’inizio perciò non dobbiamo scandalizzarci della sua storia o dei problemi attuali.
I 12 vengono chiamati per nome: come Gesù ha sentito l’amore del Padre e il suo nome pronunciato dal Padre, così chiama con lo stesso amore, riversa lo stesso amore su questi 12 poveri uomini.
Il brano si conclude con la moltitudine che va verso Gesù per ascoltarlo e per essere guarita; due realtà molto unite tra di loro: l’ascolto della sua Parola ci risana, ci ricrea così in questa celebrazione eucaristica, dove anche noi possiamo essere toccati da Gesù che viene in noi e sperimentiamo la sua potenza d’amore.
Frate Andrea

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