“Nulla potrà danneggiarvi” Lc10,19

Sabato 6 ottobre 2012

E’ inevitabile che le nostre storie subiscano battute d’arresto; il cammino di un uomo non è mai perfettamente liscio o in piano. Ci sono momenti difficili, sconfitte, fasi di ribellione. Tutto ciò fa parte della vita, e che il Figlio di Dio non ha sicuramente rifiutato. Ma ci sono anche momenti di gioia, di felicità e di esultanza grande; e nemmeno questi Gesù ha disprezzato. Ci sono quelle gioie che provengono dal cuore di Dio, che non sono il potere, l’ambizione, il carrierismo, ma piuttosto quella certezza che attesta che i nostri nomi sono scritti nel cielo. L’uomo cerca disperatamente Dio, ma spesso si accontenta dell’idolatria che il potere conferisce, perdendo così non solo la propria dignità di figlio di Dio, ma addirittura ogni possibilità di salvezza. Siamo così bisognosi di sentirci amati, bisognosi di vivere, che a volte siamo siamo disposti a tutto. Da qui nascono i litigi, gli sgambetti, le vendette, e ogni sorta di malignità travestita perfino da “angelo” di luce. Ma basterebbe lasciar scivolare nel nostro cuore queste parole di Gesù, nulla potrà danneggiarvi, per trovare pace. Le nostre vite sono saldamente nelle mani di Dio, e nulla o nessuno potrà mai rapirle. Quanto sarebbe liberatorio e pacificante comprendere questo. Quante cattiverie in meno ci sarebbero; quantio dispetti e capricci finirebbero all’istante. Ma l’uomo vuole il potere, la supremazia … prevalere sugli altri perfino usando il potere che deriva da Dio. San Francesco d’Assisi aveva compreso tutto questo. In quel capolavoro di umiltà evangelica che il racconto della Vera e perfetta letizia, ci da una lezione di vita.

Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse: “Frate Leone, scrivi”. Questi rispose: “Eccomi, sono pronto”. “Scrivi – disse – quale è la vera letizia”. “Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine, scrivi: non è vera letizia. Cosi pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d’lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia”. “Ma quale è la vera letizia?”. “Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: “Chi è?”. Io rispondo: “Frate Francesco”. E quegli dice: “Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai”. E poiché io insisto ancora, I’altro risponde: “Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te”. E io sempre resto davanti alla porta e dico: “Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte”. E quegli risponde: “Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là”. Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima”. (FF278)

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