NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO, RE DELL’UNIVERSO (Lc23,35-43)

Domenica 24 novembre ’13

Un modo diverso di regnare. Sembra essere un controsenso celebrare la solennità di Gesù Cristo, Re dell’universo, e leggere il Vangelo in cui Egli è appeso sulla croce. Quale re regnerebbe da una croce. Verrebbe da pensare che la Liturgia si sia sbagliata. Eppure il taglio che vuole dare è proprio questo; lo si comprende dalla prima lettura dove si parla dell’investitura di un re, Davide (“Sam 5,1-3). Si parla di gioia; nel salmo è la gioia di coloro che si recano a Gerusalemme, che salgono alla città di Dio. Il Vangelo va in tutt’altra direzione. Perché? Dove ti aspetti un Dio vittorioso, trovi un perdente; Se cerchi un Dio trionfante scopri in condannato a morte come un malfattore. Uno sconfitto, un impotente apparentemente. Di fronte a quale re ci troviamo dunque? Dio ha voluto mostrarsi umile in Gesù Cristo. La lettera di san Paolo ai Colossesi ci introduce in questo mistero straordinario del Figlio. Paolo, infatti, dichiara: “Egli è l’immagine del Dio invisibile” (v. 15); “È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui (Gesù) tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui, siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli” (19-20). Di nuovo allora la domanda: Perché dunque ci mostra un segno fragile, un uomo crocifisso? Dio ha voluto che l’uomo non avesse paura di Lui. Dinanzi ai re umani normalmente tremiamo, abbiamo paura. Innanzi ai tiranni di questo mondo, noi ci ritiriamo, scappiamo. Nella nostra mentalità, da sempre, chi detiene il potere spadroneggia su tutti gli altri. Lo avvertiamo, tant’è vero che oggi la maggior parte cerca di accaparrarsi una piccola fetta di mondo per avere potere, fama, gloria. Di fronte alla potenza abbiamo paura. Pensiamo a cosa non siano state le varie divinità nelle diverse culture in tutto il mondo. Non questo Dio però. Non Gesù Cristo. Dio ha voluto mostrarsi umile, non debole, in Gesù Cristo. Dio entra in relazione con la mia umanità, con la mia libertà, le mie paure, le mie fragilità, umiliandosi attraverso la kenosi, cioè la spogliazione di se stesso. Un’umiltà scandalosa, di fronte alla quale l’uomo non si sente minacciato o in pericolo.  Per amore dell’uomo, di ogni uomo si spoglia per affermare l’uomo. Davanti a un Dio così si può perdere la testa. Un Dio che si mostra inerme, che per permettere all’uomo di trattarlo nel peggiore dei modi, perché gli uomini imparino a non avere paura di questo Dio, conosca che questo Dio è amore! Ci rendiamo conto di tutto questo? Quale grande Dio si nasconde dietro quest’uomo? Come si fa ad avere ancora paura di Lui? É lo stupore che ha colto di sorpresa san Francesco d’Assisi; uno stupore nel quale non ci sentiamo più minacciati: Dio si mette letteralmente nelle nostre mani, si consegna a noi. L’Altissimo si fa povero. “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv3,13-18). Ecco, regna dalla croce perché “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Com’è possibile che non ci sentiamo attratti da Lui? Davanti a un Dio così ci si arrende. Io, per lo meno, mi sono arreso. Fra Marco.

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>