Non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto (Mt 17,10-13)

Sabato 14 dicembre ’13 – II sett. di Avvento

“Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio” (Malachia 3, 23-24).

Riconoscere Elia. Gli scribi e i farisei si ostinano nell’affermare che deve tornare il profeta Elia, perché così è stato profetato dai profeti in tutte le Scritture d’Israele (Antico Testamento). La loro attesa si fa ostinazione e chiusura, perché essi in realtà attendono che si realizzino le loro aspettative e dunque sono chiusi alla novità di Dio. Essi attendono, ma secondo i loro schemi limitati, secondo la loro comprensione. Non c’è apertura in essi. Tutto questo fa si che non riescono a riconoscere i segni che Dio manda, come per esempio Giovanni il Battista. Egli è quell’Elia che deve venire, come afferma Gesù (versetto 12), ma essi ne hanno fatto quello che hanno voluto. Il Vangelo oggi ci invita a saper riconoscere i segni che Dio ci dona, a essere in grado di leggerli correttamente, facendo attenzione a non manipolarli a nostro piacimento o secondo le nostre aspettative o convinzioni teologiche che altro non sono che una fede ridotta a pura ideologia. Dio è più grande di noi; ci ricorda il grande compagno di viaggio dell’avvento, il profeta Isaia, “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,8-9). Dobbiamo stare attenti a non fossilizzarci o impantanarci nelle nostre convinzioni culturali, ideologiche, e perfino moralistiche. Accade di sovente, infatti, che riduciamo Dio a quanto abbiamo minimamente compreso di Lui. Lo riduciamo, senza rendercene conto, alla nostra razionalità, che tentiamo spesso di far passare come fede, ma che in realtà fede non è. A queste convinzioni siamo poi particolarmente attaccati. In questo modo non solo ci chiudiamo alla novità di Dio e ai segni che ci manda, ma addirittura perdendo di vista il suo amore, arriviamo a voler escludere dalla salvezza tutti coloro che in qualche modo non rientrano nei nostri schemi, e sottolineo “nostri”. In questo sabato di avvento, giorno in cui la Chiesa ricorda il grande dottore di sapienza san Giovanni della Croce, chiediamo la conversione del cuore e della  mente per aprirci alla straordinaria presenza di Dio e dei segni che oggi vorrà mandarci come segno del suo amore e della sua salvezza. Impariamo ad essere umili innanzi a questi segni. Buona giornata, fra Marco.

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