“Non di solo pane vive l’uomo…”

I Domenica di Quaresima, 17 febbraio’13

E’ iniziata la Quaresima, un tempo straordinario per riavvicinarsi a Dio. In questa settimana sono accadute molte cose: il fatto di papa Benedetto XVI, l’avvicinarsi delle l’elezioni politica nel nostro paese; un festival che avrebbe dovuto essere della canzone, ma non si sa bene di che cosa sia stato. Fatto sta, che, mi sembra. ci sia sempre più una gran confusione, e un senso di smarrimento generale. Soprattutto di vuoto. La pagine del Vangelo di oggi ci ricorda con forza, che l’uomo non vive solo di pane, come alcuni, troppi, vorrebbero farci credere. Ci vorrebbero far credere che tutti i problemi del mondo si possano risolvere aprendo a tutte le libertà possibili ed immaginabili. Si parla di benessere, di posti di lavoro, di consumismo, e chi più ne ha ne metta; ma il problema rimane. Non possiamo notare il fallimento totale della folle macchina del godimento[1]. Questa insistenza su un’ideologia umana e materialistica portata all’eccesso, ha finito con lo spegnere le speranze, i sogni e i desideri dell’uomo. La rincorsa disperata verso un godimento tanto necessario quanto privo di soddisfazione[2], ha portato ad uno spegnimento interiore dell’uomo, per non dire ad un vuoto totale ed un appiattimento della sua esistenza. Una tale insistenza ha finito con illudere l’uomo facendo finta di non sentire la propria sete o anelito spirituale; si è in qualche modo costretto a negare questa sete interiore, riempiendo il cuore di cianfrusaglie, che quasi tutto possono, tranne che, appunto, riempirgli il cuore. Questa è stata la grande menzogna della ragione di chi ha cercato di dimostrare che la religione è un tranquillante, il rifiuto di combattere, un tradimento dell’uomo, un dogmatismo rigido e senza vita che ci allontana dagli interrogativi scomodi e da ogni ricerca[3]. I sostituti della religione sono così diventati le illusioni del benessere e del materialismo, che hanno finito per alimentare la sete insaziabile dell’uomo convertendola in un iperedonismo sfrenato, che come un cane che si morde la coda, è divenuto incapace di dare godimento e soddisfazione. Gli effetti di un tale dramma interiore sono sotto gli occhi di tutti; solamente che l’uomo di oggi ancorato e imbrigliato dal vuoto della propria esistenza, ha troppa paura per guardarsi dentro; troppa paura per rinunciare a potere e benessere. La Parola di Dio che non è imbrigliata o imbavagliata, ci ricorda questa sete di infinito a cui ognuno di noi aspira; ci ricorda ancora una volte che non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Mt 4,4). L’essenziale è non tradire la sete spirituale che ci è stata donata, aprire gli occhi e le orecchie al torrente di luce, di amore, e di bellezza che eternamente si riversa su di noi. Dio aiuti tutti noi ad essere fedeli, saldi umili e amanti. Allora, questa luce che brilla da sempre nell’universo e questa salvezza donata al mondo non potranno più essere nascoste[4].



[1] M. Recalcati, Ritratti del desiderio, Raffaello cortina Editore, p.14.

[2] Ivi, p. 15.

[3] A. Schmemann, Credo…, Lipa, p. 19.

[4] Ivi, p. 21.

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