Nel Nome di Gesù (Mc 9,38-40)

Mercoledì 26 febbraio ’14 – VII sett. T.O.

Il brano che la liturgia ci presenta oggi, non è di facile comprensione; ma se si segue attentamente il testo, la comprensione è dentro le righe. Infatti, se seguiamo lo scambio di battute tra Giovanni e Gesù, ma soprattutto nella risposta del maestro, tutto diventa chiaro. Innanzitutto il miracolo avviene nel nome di Gesù. È evocato il suo nome, con la forza e con la potenza che provengono da Dio. Invocare il nome di Gesù e poi subito parlarne male non è possibile. C’è un legame tra le due realtà. Non si può fare un miracolo invocando il nome di Gesù solo con la bocca, magicamente e senza professare la fede con il cuore. Non puoi pensare di agire separatamente da ciò che credi fermamente nel tuo cuore. Compiere un miracolo nel nome di Gesù non è un atto magico in cui basta pronunciare una formuletta.

Ma c’è di più. E qui è sconvolgente. La frase “e subito possa parlare male di me” è seguita immediatamente da un noi: “chi non è contro di noi è per noi“. Gesù si identifica con i discepoli, con la Chiesa nascente. C’è un intima relazione tra Gesù e i discepoli, anzi un’identificazione. Questa identificazione emerge spesso nelle parole del Maestro, quando ai discepoli ricorda che “chi accoglie voi, accoglie me“; così è avvenuto nella conversione di San Paolo, quando rivolgendosi a lui, Gesù si identifica ancora una volta con la sua chiesa che il futuro apostolo delle genti sta perseguitando: “Io sono Gesù, che tu perseguiti” (At 9,4). In questo modo Egli non solo ha stabilito un profondo legame tra se stesso e la Chiesa, ma chiunque operi miracoli o guarigioni autentici, dev’essere in comunione sia con Dio che con la chiesa stessa; comunione che emerge dal frutto esteriore del non parlare male, dal non esserne contro. È, infatti, dai frutti dello spirito che si riconosce l’albero buono da quello cattivo, e non dai miracoli. Un dettaglio per niente trascurabile. Del resto però, i discepoli non possono avere la presunzione che solo attraverso di essi Dio possa operare prodigi. Buona giornata, fra Marco.

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