Neanche uno solo di questi piccoli si perda! (Mt 18,12-14)

Martedì 10 dicembre ’13 – II sett. avvento

Possiamo davvero rallegrarci: il Signore viene e il perché ce lo dice nel Vangelo e nella lettura di Isaia di oggi, viene per salvarci, per cercarci, viene come un pastore pieno di dolcezza e pazienza che viene a cercare il figlio perduto e caduto nel dirupo non per accusarlo o punirlo, ma per consolarlo e medicare le sue ferite. Il Padre non ha figli da buttare, pertanto manda il Figlio a recuperare anche quell’ultimo che si è perduto. Ecco, il motivo dell’incarnazione; ecco, il motivo della nascita di Gesù nella povera grotta di Betlemme. Una Beata del mondo anglosassone, la Beata Giuliana di Norwich, ricevette sedici rivelazioni circa l’amore misericordioso di Dio. La prima fu una visione in cui vedeva un uomo che cadeva in un dirupo. Un uomo più anziano seguiva con trepidazione il cammino di questo giovane con uno sguardo pieno di paterna tenerezza. La beata descrive addirittura dettagliatamente questi occhi del Padre. Appena il giovane uomo cadde nel dirupo questo Padre si addolora tantissimo e allora manda il Suo Figlio più grande e fidato, a recuperare quello giovane caduto nella fossa. Insomma, il Vangelo di oggi. Queste rivelazioni  sono incredibilmente belle e rivelano l’amore inaspettato di Dio. Ecco alcune parole tratte da un più ampio discorso di Benedetto XVI circa questa beata e le sue rivelazioni:

Fu proprio nella solitudine abitata da Dio che Giuliana di Norwich compose le Rivelazioni dell’Amore divino, di cui ci sono giunte due redazioni, una più breve, probabilmente la più antica, ed una più lunga. Questo libro contiene un messaggio di ottimismo fondato sulla certezza di essere amati da Dio e di essere protetti dalla sua Provvidenza. Leggiamo in questo libro le seguenti stupende parole: “Vidi con assoluta sicurezza … che Dio prima ancora di crearci ci ha amati, di un amore che non è mai venuto meno, né mai svanirà. E in questo amore Egli ha fatto tutte le sue opere, e in questo amore Egli ha fatto in modo che tutte le cose risultino utili per noi, e in questo amore la nostra vita dura per sempre … In questo amore noi abbiamo il nostro principio, e tutto questo noi lo vedremo in Dio senza fine” (Il libro delle rivelazioni, cap. 86, p. 320). Il tema dell’amore divino ritorna spesso nelle visioni di Giuliana di Norwich che, con una certa audacia, non esita a paragonarlo anche all’amore materno. È questo uno dei messaggi più caratteristici della sua teologia mistica. La tenerezza, la sollecitudine e la dolcezza della bontà di Dio verso di noi sono così grandi che, a noi pellegrini sulla terra, evocano l’amore di una madre per i propri figli. In realtà, anche i profeti biblici a volte hanno usato questo linguaggio che richiama la tenerezza, l’intensità e la totalità dell’amore di Dio, che si manifesta nella creazione e in tutta la storia della salvezza e ha il culmine nell’Incarnazione del Figlio. Dio, però, supera sempre ogni amore umano, come dice il profeta Isaia: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49, 15). Giuliana di Norwich ha compreso il messaggio centrale per la vita spirituale: Dio è amore e solo quando ci si apre, totalmente e con fiducia totale, a questo amore e si lascia che esso diventi l’unica guida dell’esistenza, tutto viene trasfigurato, si trovano la vera pace e la vera gioia e si è capaci di diffonderle intorno a sé.

Frate Andrea.

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