“Mia madre e miei fratelli” Lc8,21

Martedì 25 settembre 2012

Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica“. Se da una parte il Vangelo fa saltare i legami parentali (cfr. Lc12,49-53), dall’altra ne costituisce di nuovi e di più forti. Si perché, quando il Vangelo arriva così in profondità da far saltare gli schemi e le logiche umane, costruisce ed instaura una comunione profonda fondata sull’amore di Dio. L’ascolto della sua parola crea una relazione intima con Dio stesso che si estende a tutti coloro che fanno di questo ascolto la propria ragione di vita. Una comunione che, quando è autentica, niente e nessuno potrà mai spezzare. In questo modo si diventa “madre” in quanto si generano nuovi nuovi figli e figlie nel Figlio con la propria testimonianza; ci si scopre fratelli perché amati di quello stesso amore che eleva alla stessa dignità ogni essere umano. Un amore così forte che è in grado si spezzare ogni vincolo sociale e culturale: “Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa” (Gal 3,26-29). Il legame che si instaura è così forte che non solo è capace di rafforzare l’amore e l’amicizia, ma proprio perché proviene dal Padre misericordioso, unisce e guarisce le ferite della nostra storia. Una storia umana che sin dall’origine si dimostra fratricida (per esempio il racconto genesiaco di Caino e Abele (Gen 4,1-16); ma l’elenco sarebbe lungo). Di conseguenza l’ascoltare e il mettere in pratica la Parola di Dio, non è solo un comandamento, ma una necessità vitale affinché quest’amore, vivo e vivificante, circoli in ogni uomo, e ne risani le ferite.

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