“Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi!” Lc19,42

Giovedì 22 novembre 2012

Un Vangelo che fa pensare. Si parla di un evento passato, ma che si sta ripetendo anche ai giorni nostri. Una terra che non conosce pace, senza tregua. Passano gli anni, ma le cose non cambiano. Riconoscere i tempi in cui siamo visitati dal divino è pressoché diventato impossibile. C’è un’ansia generale provocata dall’incertezza del domani, che si aggiunge alla degradazione morale. Aumenta la solitudine; si vive insieme, ma è come come se fossimo divenuti estranei gli uni agli altri. Non si parla più. Soprattutto non si dialoga più, perché non sappiamo più ascoltarci. Non riusciamo a guardarci negli occhi. Ci sentiamo accerchiati, come una città sotto assedio. Sembra che tutto sia finito, che non ci sia soluzione. Eppure, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare! Si perché, Dio è un duro. Egli sembra il grande assente; nonostante tutte le nostre provocazioni, non si scompone. Il suo silenzio ci purifica da tutti i nostri idoli; da tutte le illusioni umane che ci siamo costruite con le nostre presunzioni. Abbiamo peccato di superbia pensando che l’uomo senza Dio possa vivere felicemente, costruendosi un futuro fondato sulle umane sicurezze. E fin tanto che questo silenzio non ci avrà purificato da ogni scoria, state pur certi, che Dio non parlerà. “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi” (v42). Sembrerebbe che il mondo stia rivivendo, in qualche modo, la storia della torre di Babele (Gen 11,1-9), dove, dopo essersi illuso di toccare le vette del cielo, segno di una realizzazione umana capace di darsi in qualche modo un’immortalità, ora faccia i conti con il proprio fallimento e non sia più capace, ne di parlarsi, ne di comprendersi. La nostra superbia ci ha affondato nel mare del silenzio di Dio. E il bello è, che Dio ha appena cominciato a giocare la sua partita. E questo è un segno di speranza, perché vuol dire, che la mano la conduce Lui!

Non contro te o ragione, ma oltre

ho teso il cuore

così, lavati i sensi

con volontà più calma

varcherò la notte.

(David M. Turoldo, da Il dramma è Dio)

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