“Ma egli sfuggì dalle loro mani” Gv 10,39

Venerdì 22 marzo’13

Ci sono momenti nella vita in cui diviene necessario ritirarsi, o se volete, rifugiarsi in qualche luogo nascosto, segreto. Non è una fuga. Semmai è una specie di pit stop, di standby, per ri-centrarsi e ricaricarsi, per poi ritornare nella mischia quotidiana. Questo si rende necessario soprattutto quando viviamo momenti di forte tensione o di ostilità, che rischiano in qualche modo di portarci via la nostra identità o di impedirci di raggiungere la meta che c’eravamo prefissati. San Francesco si allontanava spesso rifugiandosi in luoghi impervi e difficilmente raggiungibili; uno per tutti: il Monte della Verna. Si nascondeva nelle fenditure della roccia, quasi fosse un tentativo di rientrare nel grembo materno della terra, simbolo certamente di quello materno, ma ancora di più di quello di Dio. E’ un esperienza che solamente chi l’ha fatta può comprendere. Questo ritrovarsi è vitale per non smarrirsi. Vitale per ritrovare la comunione, la confidenza e soprattutto l’intimità con Dio. Come Gesù frequentemente ha fatto, anche noi abbiamo bisogno di questi spazi vitali, per evitare che l’angoscia quotidiana, il dolore e la sofferenza soffochino il nostro cuore. Siamo pellegrini, uomini e donne in cammino, e come ogni buon pellegrino che si rispetti, necessitiamo di fare delle soste nelle quali prendere fiato ed energie. Il riposo domenicale avrebbe esattamente questo scopo; cioè riappropriarsi di noi stessi, evitando di essere svuotati dal meccanismo perverso del fare, che finisce per farci dimenticare il senso della vita, o per lo meno, di dare un senso alla nostra esistenza. La preghiera del salmo 17, che la liturgia ci propone, nasce appunto da questa consapevolezza; Dio, esattamente come le fenditure della roccia, diviene quel grembo che ci accoglie proteggendoci. E’ solamente nell’esperienza della preghiera intima e confidente che ne possiamo prendere coscienza.

 

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli ínferi,
già mi stringevano agguati mortali.

Nell’angoscia invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.

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