Lo condusse fuori dal villaggio (Mc 8,22-26)

Mercoledì 19 febbraio ’14 – VI sett. T.O.

Lo condusse fuori dal villaggio. Un villaggio, un piccolo mondo dentro il quale le vite delle persone s’intrecciano. Quando sei dentro un mondo, un modo di pensare, di vivere, di sentire, pensi che quello sia il mondo giusto, il mondo in cui sei nato, vivi, respiri, e infine muori. È il tuo mondo, il tuo sistema di riferimento. Poi improvvisamente un incontro inaspettato. Qualcuno che ti prende per mano e ti conduce fuori; ti fa uscire dal sistema. Ti mostra che esiste un altro modo di vedere, di sentire, di vivere. Il problema è che finché sei dentro quel sistema, pensi che sia il mondo migliore, o l’unico mondo, piccolo universo umano, limitato ai confini che ti sono imposti. Non puoi credere ad altro, perché non hai mai visto altro. Allora quell’incontro inaspettato ti trasforma. Non basta però che qualcuno ti apra gli occhi. Deve avvenire un cambio di mentalità, una vera e propria rivoluzione: una metànoia. Una conversione, che richiede tempo.

È interessante notare come la guarigione operata da Gesù richieda due interventi. Verrebbe da pensare che abbia sbagliato qualcosa o si sia distratto per un momento. Oppure, come al solito, l’evangelista Marco, sempre attento, vuole mettere in guardia il lettore di ogni tempo, che non basta aver aperto gli occhi. Non è un caso che da questo episodio inizi la sezione dedicata al discepolato. Il cammino di conversione del discepolo, è lungo. Dovrà imparare sulla propria pelle quanto tempo richieda la scuola di Gesù. Non è raro che il neo convertito si convinca di aver capito tutto su Gesù e sul Vangelo. La sua presunzione, oltre a renderlo decisamente antipatico, lo porta a essere molto rigido, ma soprattutto a giudicare il suo prossimo. I capitoli che seguono questo episodio, e che si concludono con un altra guarigione di un cieco, dovrebbero aprirci gli occhi, tanto per restare in tema, su quante insidie si nascondano dentro il cammino di conversione. La prima lettura dell’apostolo Giacomo ci ricorda, infatti, che è sufficiente essere ascoltatori. È necessario che la parola del Vangelo si radichi ben dentro di noi, nel nostro essere, fino a lambire le più alte profondità. Una parola che deve penetrare ovunque, è come un balsamo rigenerare tutte le zone ombra. Il nostro modo di pensare, di agire, la nostra stessa educazione devono necessariamente confrontarsi con il Vangelo. Pena il rischio di rimanere alla periferia, e dunque sempre all’interno del nostro piccolo villaggio. Buona giornata, fra Marco.

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