La casa sulla roccia

Scommettere tutto su una parola. Meditando questa mattina alla sei sul Vangelo di oggi, è affiorato un ritornello di una vecchia canzone di Mina: parole, parole, parole …. Soltanto parole … Siamo circondati, ma che dico assediati, da parole. Tutti parlano, anche se sarebbe meglio dire, urlano! Credere alle parole, soprattutto se si sono svuotate del loro significato, diventa difficile ed arduo. Eppure il Vangelo di oggi è un invito a costruire su una parola, a scommettere sulla parola di Gesù. Ieri seri mentre cercavo l’account del Papa su Twitter, mi sono imbattuto in tutta una serie di personaggi che hanno sfogato le loro frustrazioni su questo poveretto che ha avuto la malcapitata idea di tentare di mandare un messaggio di soli 140 caratteri, perché tale è la capacità consentita dal social network, a tutti coloro che desiderano ricevere un messaggio di speranza. Ho passato così qualche minuto in allegria dei messaggi di una fantasia del tutto inaspettata. Ma mi sono chiesto a che cosa serve sfogare in un tale modo le proprie frustrazioni, rabbie, rancori o semplicemente prendersela con Benedetto XVI poiché, in fondo, con qualcuno te la devi pur prendere? Che cosa si costruisce in questo modo, visto che il Vangelo e il profeta Isaia parlano oggi di costruzioni? Questo è un tempo in cui il Signore si lascia trovare da quanti lo cercano; ma mi domando davvero se, in un tempo in cui ognuno va per la sua strada, e quello che accade nel nostro paese sotto gli occhi di tutti, è solo la punta di un iceberg, se c’è davvero qualcuno che con tanta umiltà, l’unica cosa effettivamente necessaria, abbia il desiderio e la voglia di cercarlo. Un po’ di silenzio farebbe bene a tutti quanti, compreso il sottoscritto. Rivedere la propria vita, ripensare alle proprie ferite, alle motivazioni che spingono a parlare e ad agire in un modo anziché in un altro, senza venire trasportati dalla rabbia o dalle pulsioni inconsapevoli che mosse dal nostro inconscio che ci dominano. Insomma, il silenzio è pur sempre una grazia per chi lo sa vivere. Sarebbe davvero triste giungere alla fine della propria esistenza accorgendosi di aver sbagliato tutto, senza mai aver avuto il tempo di fermarsi a riflettere un po’, ma soprattutto constatando di aver vissuto una vita che non, in fondo, non ti è mai appartenuta. Già, proprio come nella parabola della casa costruita sulla sabbia … essa cadde e la sua rovina fu grande (Mt 7,27).

1 comment to La casa sulla roccia

  • Annecchini Stefania

    Le parole feriscono come coltelli. Quando si parla si dovrebbe riflettere prima , valutare,soppesare e cercare di vedere il concetto ,il modo come lo stiamo esponendo con occhi esterni, per vedere cosa realmente dice. Non facile, ci vorrebbe molta calma nel vivere. Quante “belle” parole, anche se sono frutto del mio pensiero, spesso non so attenermi , la violenza verbale si impadronirsce di me e inveisco a gran voce nel vuoto, visto che vivo e sono sola, il mio cane mi guarda perplessa, è vero il dolore di questo grande abbandono , dopo anni di lavoro, sacrificio dedizione, che mi rende così violenta, ma so che non è il giusto rimedio e tantomeno consolazione. Vorrei un po di giustizia , ma dove sta?

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