“Io sono la vita, voi i tralci ” Gv15,5

Io sono la vita, voi i tralci (v.5). Rimanete in me e io in voi … (v.4). In pochi versetti il verbo rimanere ricorre per ben sette volte, a sottolineare l’importanza di questo rimanere in Gesù. Un’immanenza mutua, reciproca. Gesù parla ai discepoli; eppure sembra ricordare che non è sufficiente averlo seguito, essere compiacenti del suo insegnamento: ci vuole qualcosa di più. E’ necessario “portare molto frutto“; e in questo portare molto frutto il Padre viene glorificato. Già in precedenza Gesù aveva ribadito questa necessità: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv12,24). E subito dopo esplicita che il cammino di sequela si può compiere solo se si mette in gioca la propria vita fino in fondo, cioè nell’essere disposti a perdere la propria vita (Gv12,25). Nuovamente, nel Vangelo di oggi ribadisce con l’immagine della potatura questa necessità di “morire” a se stessi. Una necessità che però non è fine a se stessa; sarebbe terribile una simile interpretazione. Tale necessità è innanzitutto una conseguenza dell’azione del Padre; essa consiste e si esplicita in una obbedienza alla vita così come ci viene incontro. Ciò presuppone però la capacità di saper vedere la mano sapiente dell’agricoltore, che è appunto il Padre. Questa obbedienza è infatti prima di tutto l’atteggiamento del Figlio. Un atteggiamento filiale in relazione ad una paternità che è quella di Dio. Come Gesù ha obbedito alla vita, consegnandosi agli uomini, ma affidandosi al Padre (atteggiamento filiale), così anche noi siamo chiamati, non tanto a lasciarci vivere dagli eventi, ma poiché gli eventi sono fecondati dalla presenza di Dio, essi sono capaci di condurci a quella verità e a quella pienezza a cui tutti aspiriamo. Non è un atteggiamento passivo, Gesù non ha subito la croce, l’ha scelta. Questo comporta un rinnegare se stessi, ma anche la possibilità di far irrompere Dio nella nostra storia. Sapendo che Dio ci da anche i mezzi necessari per affrontare e vivere tutto questo: la Parola di Dio, l’Eucaristia e la riconciliazione.

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