“Il seminatore semina la Parola” Mc 4,14

Mercoledì 30 gennaio’13

La capacità di accogliere. La parabola del seminatore fa emergere un dato di fatto: tutti hanno ascoltato, cioè tutti hanno ricevuto un seme; ma non tutti hanno saputo accoglierlo e trattenerlo. Entra in gioco sicuramente la fede impedendo che le preoccupazioni, le ricchezze e perfino il diavolo possano in qualche modo rubare il seme che ė stato seminato in noi. Siamo infatti troppo distratti; basta una semplice notizia, vera o falsa per molti oggi non fa più alcuna differenza, che subito mettiamo in discussione la veridicità della parola di Dio abbiamo ricevuto. Una parola, come possiamo notare dal racconto della parabola, che non si fa spazio in noi con violenza o seduzione, al contrario di tutte le altre parole che ascoltiamo abitualmente. Le parole della pubblicità, dei politici, o della seduzione, entrano in noi con una rapidità ed una violenza inaudita, e senza che noi ce ne possiamo accorgere. Ma la parola di Dio, poiché è sempre una parola d’amore e di salvezza, fa appello alla nostra libertà, e fatica proprio per questo a farsi spazio dentro il nostro cuore. Un aspetto, quest’ultimo, sul quale non meditiamo abbastanza. Tutte le altre parole, hanno un tale potere di seduzione, che fanno scattare in noi i sentimenti più impensati o remoti, tanto da far scaturire un reazione immediata, che addirittura ci fa perdere per qualche istante la padronanza e la lucidità di noi stessi. Ognuno può pensare a quelle cose che più lo irritano, per verificare la veridicità di quanto affermo. Le immagini hanno poi un effetto ancora più incisivo ed immediato. La parola di Dio, come ho già detto, segue un percorso più rischioso e più lungo, proprio rispettando la libertà dell’uomo. Tanto è vero che il seminatore non sembra preoccuparsi di dove finirà il seme. Ha fiducia nella semina, ma soprattutto non si preoccupa di fare calcoli da bilanci preventivi. Getta il seme e basta. Poi sta al terreno fare in modo di essere un terreno buono. E se il terreno è buono, la fecondità non è tanto garantita dalle sue stesse qualità, ma dal seme e dalla forza intrinseca che egli possiede. A noi semmai, sta la volontà e la libertà di essere un buon terreno. Una riflessione sul non farci distrarre da tutte le altre parole, ci è offerta in tal senso da un’ammonizione di San Francesco d’Assisi sul non lasciarsi guastare a causa del peccato altrui:
“Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo di tale peccato, il servo dl Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per sé come un tesoro quella colpa (Cfr. Rm 2,5). Quel servo di Dio che non si adira né si turba per alcunché, davvero vive senza nulla di proprio. Ed egli è beato perché, rendendo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22,21), non gli rimane nulla per sé.” ( Ammonizione XI).

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