“Il segno di Giona” Lc11,29

Giona che visse tre giorni nella balena. “Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona” (Lc11,32). Il Cristo che risorgerà il terzo giorno. La parabola di Giona diventa profezia della realtà vissuta da Gesù Cristo, che rimane l’unico segno. Gesù Cristo non sconfigge la morte come un eroe, ma nel modo più umano possibile; non la combatte ma vi aderisce vivendola e condividendola con tutti gli esseri umani, affidandosi completamente all’amore del Padre. Gesù rimane l’unico segno visibile, tangibile di quest’amore. Ma proprio perché ne è il segno, pretende la fede: è un atto profondamente personale ed ecclesiale allo stesso tempo. Io conosco Cristo, mi incontro con Cristo e do fiducia a Lui.  Questa fede permette un incontro personale, un toccare  Cristo, un essere toccato da Cristo, essere in contatto con Cristo, avere e trovare l’amore di Cristo. Un atto ecclesiale perché è attraverso i sacramenti che accedo a questo amore, ho la certezza di questa presenza, che non è solo mia ma di un popolo in cammino, di un popolo che ancora non conosco, ma di cui faccio parte: i figli di Dio.

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