“Hanno desiderato vedere ciò che voi guardate” Mt13,17

Giovedì 26 luglio 2012

In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!” . Alla base di un desiderio c’è sempre qualcosa che si spera di poter raggiungere, realizzare e anche aspirare. Se non si hanno desideri si è praticamente una specie di zombie; un morto che cammina. C’è poi chi ha paura dei propri desideri, perché mettono in crisi la propria esistenza e le scelte fatte fino a quel momento. Certi desideri insomma, danno le vertigini! Fanno male. Eppure c’è un desiderio che è fecondo, che apre il cuore. E’ il desiderio della vita, della speranza che giunga finalmente qualcuno a darci una buona notizia sulla vita. Penso sia proprio quello che Gesù intende con le sue parole. E’ Lui questa buona notizia. Ma è un desiderio che può nascere solo dopo aver sperimentato la morte quotidiana, la sete e la fame di qualcosa o di qualcuno che finalmente riempie il cuore e gli spazi vuoti lasciati da tutti quelle cose che danno l’illusione di rendere felici. Solo dopo aver attraversato i deserti dell’anima questo desiderio viene umilmente fuori. Significative a questo riguardo sono le parole che il Signore rivolge al popolo di Israele nel libro del Deuteronomio: ” Il Signore vi disperderà fra i popoli e non resterete che un piccolo numero fra le nazioni dove il Signore vi condurrà. Là servirete a dèi fatti da mano d’uomo, di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano. Ma di là cercherai il Signore, tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima. Nella tua disperazione tutte queste cose ti accadranno; negli ultimi giorni però tornerai al Signore, tuo Dio, e ascolterai la sua voce, poiché il Signore, tuo Dio, è un Dio misericordioso, non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà l’alleanza che ha giurato ai tuoi padri” (Dt4,27-31). Siamo fatti così: solo quando sperimentiamo la fame capiamo il valore del pane! e questo vale per ogni cosa. Il filosofo greco Platone, credo sia stato un uomo che per tutta ha ricercato la verità, e il suo desiderio di vita, di conoscenza è arrivato a intravedere una speranza che poi si è realizzata: «Mi sembra, Socrate – dice Platone – e forse sarai anche tu del mio parere, che essere così sicuri su certe questioni, sia una cosa impossibile o, per lo meno, molto difficile, almeno in questa vita; d’altronde, io penso che il non esaminare da un punto di vista critico le cose che si son dette, il lasciar perdere il problema, prima di averlo indagato sotto ogni aspetto, sia proprio dell’uomo dappoco; quindi, in casi simili, non c’è altro da fare: o imparare da altri, come stanno le cose, o trovare da sé, oppure, se questo è impossibile, accettare l’opinione degli uomini, la migliore s’intende, e la meno confutabile e con essa, come su di una zattera, varcare a proprio rischio il gran mare dell’esistenza, a meno che uno non abbia la possibilità di far la traversata con più sicurezza e con minor rischio su una barca più solida, cioè con l’aiuto di una rivelazione divina» [Fedone, XXXV].

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