Gerico

Bella figura. Curioso il brano del Vangelo di oggi. Gerico di fatto si trova nella strada che conduce a Gerusalemme, all’interno della terra promessa. Dentro la terra promessa, dove scorre latte e miele, abbondanza, suolo baciato da Dio, tutto avrebbe dovuto essere perfetto. Invece no: e il cieco di Gerico è una stonatura. Non doveva essere li. Soprattutto non doveva essere li mentre passava il Messia tanto atteso, che inaugurava l’avvento del regno di Dio e ristabilirà ogni cosa. Questo cieco, li ai margini della strada a mendicare, indica invece che qualcosa non va, non funziona. È una presenza scomoda. Rovina l’incanto, l’idilliaco passaggio di Gesù. Se ci riflettiamo per un momento, anche noi quando c’è un evento importante, non vogliamo che ci siano stonature. Deve essere tutto perfetto; ogni cosa dev’essere al suo posto. Nessuna tinta sbiadita. Chi non rientra nei canoni, negli standard insomma, non può stare li, dev’essere allontanato, o come nel caso dell’episodio di oggi, zittito! La logica della apparenza non è la logica del Vangelo. L’efficienza della società tecnologica non tiene conto delle difficoltà, delle personalità, della storia di ognuno di noi, dei momenti di in cui qualcosa dentro di noi si arresta. Il Vangelo, se preso sul serio, invece insegna a vedere le sfumature, e non solo bianco e nero, o il grigio. Vi offro il testo di una canzone di Susanna Parigi, per una riflessione personale; la canzone si intitola 42,3%.

Io vivo in quei non colori
che sono le sfumature,
io vivo nelle parole mai dette, sentite,
nel vuoto totale che la mente non sa immaginare.

Io vivo di mio fratello che non ho mai avuto,
in quello che poteva ma non è mai stato,
in quella coincidenza che è la probabilità di una vita.

Su questo filo imperfetto che attraversa la realtà,
Io vivo la mia improbabilità…
E cammino sospesa tra grafici e misure
e raddoppio nelle statistiche la mia unità
e disprezzo le vostre manie percentuali
mio malgrado inchiodata nel 42,3.

Io vivo nello stupore
che apre la mente,
contro il veleno che è nelle certezze,
nei momenti d’eclissi totale
la notte insolente ruba al giorno la sua metà.

Su questo filo imperfetto che attraversa la realtà
io vivo la mia improbabilità…
E cammino sospesa tra grafici e misure
e raddoppio nelle statistiche la mia unità
e disprezzo le vostre manie percentuali
mio malgrado inchiodata nel 42,3.

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