Figlio, ti sono perdonati i peccati (Mc 2,1-12)

Venerdì 17 gennaio ’14 – I sett. T.O.

Solitamente leggendo questo brano, la nostra attenzione cade su alcuni particolari, come ad esempio la guarigione del paralitico o la diatriba tra i farisei e Gesù. La pericope invece introduce un elemento di novità. Vedendo la fede di questi uomini, una fede che potremmo definire intraprendente, Gesù si rivolge al paralitico, ma non gli dice, come ci si potrebbe aspettare, “sii guarito”, ma bensì: “Figlio, ti sono perdonati i peccati” (v. 5). É l’unica volta nel Vangelo di Marco in cui Gesù parla in questo modo rivolgendosi ad una persona. Egli dunque conosce e rivela che quest’uomo paralizzato, è un peccatore, e dunque la sua relazione con Dio è compromessa. Gesù lo fa con estrema tenerezza, chiamando appunto quest’uomo con l’appellativo di figlio, stabilendo in questo modo un legame, una relazione figliale, e dunque d’amore. Soprattutto mentre ne rivela lo stato di peccato, lo perdona, ed elimina ogni ostacolo nella relazione con Dio. In questo episodio, in cui anche stilisticamente si crea una tensione anche nel lettore, Gesù introduce il tema del peccato, e chiamando quest’uomo figlio e non più paralitico, guarisce la sua prima paralisi che è quella di essere identificato prima di tutto come un paralitico e non come un uomo. Ristabilisce per di più la dignità di quest’uomo in relazione con la paternità di Dio, mostrando che l’uomo non è mai il proprio peccato e nemmeno i propri sbagli. Tutto questo, a partire dal perdono, permette all’uomo di potersi rialzare e riprendere a muoversi, proprio come avviene realmente nel brano. Nel racconto di dell’evangelista Marco, stiamo assistendo a una progressiva rivelazione dell’identità di Gesù, il quale manifesta al tempo stesso la vera identità di Dio. Per una riflessione personale, potremmo chiederci, alla luce del racconto, quali siano le nostre paralisi? Quelle paralisi che ci impediscono di vivere come figli di Dio. Con fede poi rivolgerci al Signore che si compia in noi la sua volontà. Magari usando le parole di san Francesco d’Assisi: Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tua grazia, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che ti piace: affinché interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del diletto Figlio tuo, il Signor nostro Gesù Cristo, e a te, o Altissimo, giungere con l’aiuto della tua sola grazia. Tu che vivi e regni glorioso nella Trinità perfetta e nella semplice Unità, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen (Lettera a tutto l’Ordine). Buona giornata, fra Marco.

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>